Il macigno sulle pensioni: quando si andrà davvero via

La fine della sperimentazione triennale di “Quota 100” configurerebbe un ritorno alle regole della riforma Fornero, con l'uscita normale a 67 anni e la sola eccezione delle mansioni usuranti

Il macigno sulle pensioni: quando si andrà davvero via

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), in tema di pensioni, sembra aver tracciato un percorso preciso e incontrovertibile, in particolare sulle uscite flessibili: la fine della sperimentazione triennale di “Quota 100” configurerebbe un ritorno alle regole della riforma Fornero, con l'uscita normale a 67 anni, con la sola eccezione delle mansioni usuranti. Il pensionamento anticipato, quindi, riguarderebbe esclusivamente chi è impiegato in lavori logoranti, facendo definitivamente sfumare l'ipotesi di un meccanismo universale che preveda delle penalità più pesanti “Quota 100” (con un'età minima fissata a 63-64 anni) e qualche forma di penalizzazione dell'assegno a compensare gli anni di anticipo dal termine della propria attività.

Come riporta il quotidiano Il Messaggero, il governo, in questo modo, risponde alle raccomandazioni della commissione europea, che rappresentano delle linee guida per il Recovery Plan. Tra i suggerimenti c’è quello di “attuare pienamente le passate riforme pensionistiche al fine di ridurre il peso delle pensioni di vecchiaia nella spesa pubblica”. L’unica eccezione per l’uscita anticipata dal mondo del lavoro riguarda i lavori usuranti, in cui rientrano minatori, lavoratori notturni, addetti alla linea catena (processi produttivi in serie con ripetizione costante dello stesso ciclo lavorativo) e conducenti di veicoli pesanti nei servizi pubblici. A questi si dovrebbero aggiungere gli edili, di cui si sta discutendo alla Camera dei Deputati.

Un’altra ipotesi di uscita anticipata è collegata all’Ape sociale, ossia l’accesso a un trattamento provvisorio prima del pensionamento, a partire dai 63 anni. Le categorie coinvolte sarebbero: disoccupati di lungo periodo, invalidi, caregiver di disabili e infine lavoratori appartenenti a quindici diverse categorie, dal personale delle pulizie agli insegnanti dell'infanzia, dagli operai agricoli ai pescatori e ai siderurgici. L’Ape sociale dovrebbe essere ancora una volta prorogata. Stesso discorso potrebbe essere fatto per Opzione donna, il canale di uscita anticipato riservato alle lavoratrici di 58-59 anni con almeno 35 anni di contributi, che in cambio di questa scorciatoia accettano un assegno significativamente ridotto per l'applicazione del calcolo contributivo sull'intera carriera.

Nella maggioranza, solo qualche settimana fa, si era fatta spazio l'ipotesi lanciata da Graziano Delrio che prevede l'addio al lavoro con Quota 92. Un'opzione che garantirebbe l'uscita anticipata a tantissimi lavoratori che svolgono mansioni gravose. E in questa direzione è andato anche l'intervento del presidente dell'Inps, Pasquale Tridico che in audizione in Commissione Bilancio di Camera e Senato ha proposto una porta d'uscita anticipata per i lavoratori del settore edile da affiancare all'uscita anticipata a 62-63 anni per i lavoratori fragili. L’idea non sembra aver trovato proseliti.

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