Economia

I nostri porti sono in pericolo. Il piano per affondare l'Italia

La Commissione Europea ha imposto all'Italia di tassare le Asp, le Autorità di Sistema Portuale. In tal modo sarà più difficile per Roma la gestione dei porti

I nostri porti sono in pericolo. Il piano per affondare l'Italia

Lo Stato che tassa lo Stato. È questo il paradosso a cui sta andando incontro l'Italia per via delle ultime decisioni, rese note dalla commissione europea, in cui è stato chiesto a Roma di abolire le esenzioni dalle imposte di cui beneficiano le società che gestiscono i porti nel nostro Paese.

La vicenda parte da lontano. La Dg Competition, la direzione generale della commissione europea che si occupa di vigilare sul rispetto delle regole comunitarie in tema di concorrenza e libero mercato, ha sollevato il caso della gestione dei porti italiani. In particolare, l'esenzione a cui sono sottoposte le società è da considerare a tutti gli effetti un aiuto di Stato. Dunque un elemento in contrasto con il principio di libero mercato e concorrenza, uno dei pilastri del sistema economico dell'Ue.

Sul finire del 2018 è stata aperta un'inchiesta da parte della commissione nei confronti dell'Italia. Da allora il tira e molla tra Bruxelles e Roma non è mai terminato. I governi che si sono alternati alla guida del nostro Paese hanno sostenuto che le Asp, ossia le Autorità di Sistema Portuale, sono enti pubblici di diretta emanazione del Mit, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

In quanto enti, le Asp non sono soggette al pagamento dell'Ires e delle altre imposte. Il ragionamento portato avanti dall'Italia è molto semplice: non è possibile tassare enti pubblici diretta emanazione dell'amministrazione dello Stato. Sarebbe come tassare sé stessi.

Eppure l'Europa è andata avanti per la sua strada. In una lettera che la commissione ha spedito al governo italiano e pubblicata in Gazzetta lo scorso 10 gennaio, Bruxelles ha chiesto all'Italia di mettersi in regola. In poche parole, per la commissione le Asp danno vita a vere e proprie attività commerciali perché, come scritto nella missiva, “affidano autorizzazioni e concessioni dietro il pagamento di un canone”.

La questione si è riproposta nelle scorse ore con un nuovo monito da parte dell'esecutivo comunitario: “La Commissione europea – si legge in una nota riportata da AgenziaNova – ha chiesto all’Italia di abolire le esenzioni dall’imposta sulle società di cui beneficiano i porti italiani allo scopo di allineare il regime fiscale nazionale alle norme Ue in materia di aiuti di Stato”. Secondo Bruxelles, il fatto che ancora l'Italia non si sia uniformata alla legislazione comunitaria sulla materia impedisce nel settore portuale la libera concorrenza.

“Le norme Ue in materia di concorrenza – ha rimarcato sempre nelle scorse ore il commissaria responsabile per la Concorrenza, Margrethe Vestager – riconoscono l’importanza dei porti per la crescita economica e lo sviluppo regionale e consentono agli Stati membri di investire in questo settore”.

“Al tempo stesso, per tutelare la concorrenza – ha proseguito la rappresentante del governo comunitario – la Commissione deve garantire che eventuali utili generati dalle attività economiche delle autorità portuali siano tassati allo stesso modo degli utili delle altre imprese. La decisione odierna indirizzata all’Italia, come già quelle rivolte ai Paesi Bassi, al Belgio e alla Francia, ribadisce che concedere ai porti esenzioni ingiustificate dall’imposta sulle società falsa la parità delle condizioni concorrenziali e nuoce alla concorrenza leale. Queste esenzioni vanno quindi abolite”.

Le mani sui porti italiani

Bruxelles non vuole sentire ragioni: le Asp devono essere tassate. Questo anche se lo Stato italiano le considera come enti della propria amministrazione. Dalla sede del governo comunitario hanno specificato che “il dialogo con l'Italia va avanti”, in realtà quello europeo è un aut aut: Roma entro gennaio 2022 deve adeguarsi alle direttive della commissione. Diversamente scatterà una procedura di infrazione.

Se il governo decidesse di dare applicazione alle imposizioni piovute da Bruxelles, allora si arriverebbe al paradosso di un ente pubblico tassato dallo Stato. Ma soprattutto, le Asp perderebbe i monopoli sulla gestione dei porti. Tradotto: i nostri scali verrebbero messi sul mercato. E un'altra fetta d'Italia magari essere svenduta.

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