Covid, c'è la "botta" sulle pensioni. Cosa cambierà sugli assegni

Pensioni giù fino al 4% a partire dal prossimo anno a causa della crisi pandemica del 2020. Non cambia, invece, l'età pensionabile fissata sempre a 67 anni

Covid, c'è la "botta" sulle pensioni. Cosa cambierà sugli assegni

Se l'età per andare in pensione sarà sempre quella di 67 anni, la brutta notizia è la riduzione degli importi a partire dal prossimo anno a causa della minore quota contributiva: infatti, le pensioni potranno perdere fino al 4% rispetto ai valori attuali.

Cosa cambia

Ogni settore è messo in ginocchio dalla crisi che perdura ormai da un anno a causa della pandemia mondiale: per questo motivo, il calcolo contributivo della pensione (legato all'andamento del Pil) e l'aggiornamento dei requisiti anagrafici (e non solo) per maturare l'assegno (l'aspettativa di vita), faranno ridimensionare gli importi anche se saranno esclusi coloro i quali cesseranno il lavoro quest'anno. Come riportato da Il Mattino, il cambiamento avverrà dal 2022 sulla quota calcolata con il contributivo, quindi alle pensioni maturate dal 2012 per i lavoratori che si trovano nel sistema retributivo e dal 1996 per quelli che si trovano nel sistema misto.

Calo tra l'1 ed il 4%

Le simulazioni realizzate per IlMessaggero da Progetica che abbiamo allegato al pezzo, società indipendente di consulenza, mostrano l’impatto su lavoratori autonomi e indipendenti in base al loro guadagno: si tratterebbe di cifre minime con una perdita netta nell'ordine dell'1% se la caduta economica segnerà una buona ripresa; viceversa, la decurtazione potrà essere addirittura del 4% in meno per tutti coloro che hanno tra i 40 ed i 50 anni. Insomma, una cosa è certa: il segno meno. Facciamo un esempio: un lavoratore dipendente di 50 anni con uno stipendio netto di 2.300 euro mensili: andando in pensione a 67 anni, percepirebbe 1.897 euro netti, 12 in meno di quelli che avrebbe ricevuto senza la recessione del 2020 e con una ripresa robusta dell'economia. Se in questo caso si tratta di "spiccioli", scenario peggiore se non ci fosse il rimbalzo tanto atteso: lo stesso lavoratore perderebbe fino a 73 euro, circa il 4%. In questo, non proprio spiccioli. Dinamiche simili ma meno nere per un trentenne di oggi con un reddito netto di 1.500 mensili: in questo caso l'effetto sarebbe più limitato perché ci sarà più tempo per compensare la crisi del 2020.

Altre dinamiche

Il disastroso 2020, però, non finisce qui: l'arretramento dell'aspettativa di vita a causa dell'enorme numero di morti che ha contato il nostro Paese ha riflessi (per ora molto leggeri) anche sull'età pensionabile: i dati dell'Istat parlano di una riduzione di circa 9 decimi ogni anno (poco meno di 11 mesi) sia per l’aspettativa di vita alla nascita sia per quella a 65 anni che è il parametro preso in considerazione per l’adeguamento dei requisiti di età e di quelli relativi agli anni di contribuzione versata. In quest’ultimo caso, per quanto riguarda la pensione anticipata, gli incrementi sono stati congelati fino a tutto il 2026 dal provvedimento con cui due anni fa è stata istituita "Quota 100".

Come accennato prima, non cambia nulla (per ora) sull'età pensionabile che rimane di 67 anni: gli adeguamenti avvengono ogni due anni in base agli andamenti demografici e senza alcun intervento politico perché dipende semplicemente dall'aspettativa di vita. Per questo motivo, vista la situazione attuale, non si può sapere in anticipo quale sarà l’evoluzione della mortalità, anche se è ragionevole pensare che anche il 2021 sarà ancora segnato negativamente dall’impatto dell’epidemia. Le previsioni indicano, comunque, la stessa età pensionabile anche nel 2025 e nel 2026.

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