Pronti gli aiuti alla Grecia ma resta il nodo del debito

C'è l'accordo per lo sblocco di 11 miliardi. Ancora aperto il dossier sull'alleggerimento dei tassi di interesse, come chiesto dall'Fmi

Rodolfo Parietti

L'Eurogruppo di ieri sulla Grecia era chiamato a un'operazione ad alto rischio, tipo l'intervento di separazione dei gemelli siamesi: staccare il dossier relativo all'erogazione di aiuti per 11 miliardi di euro, su cui c'è un generale consenso, da quello sulla ristrutturazione del debito ellenico, destinato a fine anno a schizzare a 330 miliardi. Compito delicato, al punto che, dopo ore di discussioni, nella tarda serata di ieri il conclave era ancora in corso.

I due temi sono infatti strettamente intrecciati, con una posta in gioco altissima: la possibile defezione del Fondo monetario internazionale dal piano di salvataggio. «Senza la partecipazione del Fmi non c'è programma di assistenza», ha messo le mani avanti il ministro tedesco delle Finanze, Wolfgang Schaeuble. Ovvero: se l'organismo guidato da Christine Lagarde si sfila, salta tutto. Il problema, però, è proprio la Germania, contraria a discutere prima del 2018 la rimodulazione del debito di Atene. Ma, alla vigilia della riunione dei ministri finanziari dell'eurozona, è arrivato l'aut-aut dal Fondo, con la richiesta «incondizionata» di alleggerire il debito attraverso l'adozione di un tasso d'interesse fisso all'1,5% fino al 2040. Un «tetto» che, se adottato, obbligherebbe i governi a compensare l'European stability mechanism (il cosiddetto fondo salva-Stati) per le eventuali perdite, il che potrebbe essere considerato un finanziamento della Grecia da parte degli altri Stati. Un problema.

Non solo. L'Fmi giudica irrealistico l'obiettivo stabilito dagli europei di un avanzo primario greco al 3,5% entro il 2018, traguardo che se non raggiunto farebbe scattare tagli automatici di spesa pari al 2,5% del Pil. Alla nuova dose di austerità che il premier Alexis Tsipras ha fatto digerire al Paese con le misure varate domenica scorsa dal Parlamento, se ne aggiungerebbe dell'altra.

Dopo i reciproci, velenosi scambi di accuse, Atene trova un alleato nell'organizzazione di Washington, ma rischia anche di veder vanificati gli sforzi di risanamento fatti se il Fondo dovesse uscire dal programma di assistenza. Tsipras, proprio in virtù delle ultime misure prese, vorrebbe invece passare all'incasso. Non solo ricevendo gli 11 miliardi necessari per rimborsare i bond in scadenza a breve e lungo termine (7,2 miliardi) fino a novembre (tra questi anche 2,4 miliardi alla Bce e 1,07 miliardi al Fondo monetario) e per coprire gli arretrati di pagamenti interni dovuti dallo Stato greco; ma ottenendo anche la rimodulazione del debito. Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, sembra d'accordo: «Va fatto di tutto affinché un'economia come quella greca possa, il prima possibile, tornare sui mercati per finanziarsi da sola, e non soltanto con i sostegni pubblici».

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