"Apriamo le regioni con meno contagi". L'Ue e i corridoi tra "zone verdi"

La Commissione Ue è pronta a dare il via libera ai corridoi turistici tra Stati con "profili di rischio simili". Ma l'Italia rischia di rimanere tagliata fuori. L'idea dei collegamenti tra "zone verdi" per rilanciare il turismo

"Apriamo le regioni con meno contagi". L'Ue e i corridoi tra "zone verdi"

No ad accordi bilaterali per il turismo. È il mantra che il governo italiano predica in Europa da quando alcuni Stati hanno iniziato a pensare alla creazione di corridoi turistici per salvare l’estate alle porte. Uno scenario che lascerebbe l’Italia isolata, traghettando, per dirne una, 12,2 milioni di vacanzieri tedeschi sulle spiagge croate e sulle montagne dell’Austria anziché nelle località di villeggiatura nostrane.

"Mi pare che l'Ue vada in questa direzione e non in quella di una malsana concorrenza tra singoli Paesi", ha detto il ministro Dario Franceschini giovedì scorso. E invece secondo il britannico Guardian la Commissione Ue avrebbe già dato il via libera a questo tipo di accordi, prevedendo la possibilità di aprire le frontiere per i Paesi con "profili di rischio simili". Alcuni Stati membri, del resto, hanno già annunciato il progressivo allentamento delle restrizioni ai confini, proprio in vista di una ripresa dei flussi turistici quest’estate. Ma le frontiere con l’Italia restano chiuse fino a data da destinarsi.

Il cancelliere austriaco, Sebastian Kurz, non vuole sentire ragioni: non c'è nessuna "prospettiva" di aprire i valichi con il nostro Paese e neppure con l’Alto Adige. "I numeri non lo consentono", ha tagliato corto. Intanto nei Länder della Germania si pubblicizza la Croazia come meta "Covid-free", la Spagna negozia accordi per portare i tedeschi alle Baleari e la Grecia propone corridoi con Atene e Creta. La questione della modalità di riapertura delle frontiere verrà dibattuta lunedì a Bruxelles.

"Intanto il rischio è che l’Italia resti completamente tagliata fuori da quel poco di mercato turistico che ci sarà quest’estate a causa della crisi sanitaria", ci spiega Vincenzo Sofo, eurodeputato leghista, tra i primi a segnalare la questione degli accordi bilaterali tra Stati per la costituzione di corridoi turistici nelle scorse settimane. Insieme ai colleghi Annalisa Tardino e Andrea Caroppo, ieri ha presentato una nuova interrogazione parlamentare per proporre una mappatura del contagio a livello regionale e consentire così l’apertura di "corridoi" con le aree meno colpite dal virus, come le regioni del Mezzogiorno.

"Abbiamo scritto alla Commissione per sollecitare l’Ecdc, l’agenzia europea per il controllo delle epidemie, a fornire immediatamente una mappatura a livello subnazionale del livello di trasmissione del Covid-19 affinché i cittadini europei possano conoscere il rischio di contagio delle differenti aeree geografiche interne ai singoli Stati e a incentivare la creazione di corridoi turistici sulla base dei dati dei territori specifici invece che dei dati aggregati a livello nazionale", riferisce il parlamentare europeo. "Altrimenti il risultato sarà la discriminazione di quei territori che pur avendo livelli epidemiologici contenuti sarebbero esclusi solo per questioni di scelte di aggregazione dei dati statistici", va avanti.

È il caso delle regioni del Sud, finora soltanto sfiorate dalla pandemia. L’idea dei collegamenti tra "aree verdi", quelle zone con un'alta percentuale di popolazione testata unita ad un basso tasso di infezione, è stata lanciata da alcuni accademici francesi e si basa proprio sulla mappatura del contagio non più su base nazionale, ma locale. "Il governo e le regioni con un tasso epidemico trascurabile ora si devono attivare immediatamente per adeguarsi, nel minor tempo possibile, ai criteri posti dalla Commissione Ue per l’allentamento delle restrizioni ai viaggi internazionali e per individuare immediatamente i partner internazionali con i quali sottoscrivere appositi accordi bilaterali", incalza Sofo.

"Bisogna scardinare – aggiunge - l’idea dominante all’estero che tutta Italia sia stata contagiata in egual modo, il Sud ad esempio è stato colpito solo parzialmente". Andare in vacanza in Puglia, Sicilia o Calabria, insomma, è esattamente come soggiornare in Croazia. "Il tasso epidemico è simile e si tratta di territori raggiungibili dall’estero anche senza passare dalle nostre aree più colpite".

La richiesta ai governatori delle regioni del Sud, quindi, è che "facciano sistema e premano sui ministri Di Maio, Franceschini e Provenzano per promuovere la stipula di accordi bilaterali che prevedano la possibilità di attivare corridoi turistici con territori esteri sotto controllo dal punto di vista sanitario che abbiano come meta questo pezzo di Italia". Per "assicurare i livelli di sicurezza sanitaria raccomandati dall’Ue e garantire i servizi di trasporto necessari per favorire la ricettività", i leghisti propongono di utilizzare proprio "i fondi di coesione comunitari".

"Oggi il Sud può fare da traino all’economia del nostro Paese, approfittiamone", spiegano i promotori dell’interpellanza. "Finora – attacca Sofo - la mancata prontezza del Governo nel reagire di fronte alla creazione di corridoi turistici interni all’Europa rischia di costarci carissimo". Il rischio, mettono in guardia gli eurodeputati, "è il crollo di un settore, quello del turismo, che rappresenta il 13 per cento del Pil nazionale".

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