Subito il presidente Consob

Il 12 settembre veniva costretto a dimettersi il presidente di Consob, Mario Nava. Esito di continue pressioni governative. Non entro nel merito della disputa che ha portato a quella decisione. Mi preoccupa che, a oltre un mese, l'autorità di controllo non abbia ancora il sostituto; la funzione vicaria comunica precarietà.

Vista la delicatezza del ruolo, soprattutto in una fase storica turbolenta dei mercati e con l'Italia sotto schiaffo da parte dell'Europa e delle agenzie di rating, lo trovo un pessimo segnale per aziende, investitori e risparmiatori. Si corra ai ripari. Non tanto e non solo perché un presidente è indispensabile, ma perché è necessario imprimere un cambio di passo alla Consob. Come tutte le authority di controllo, negli anni non ha brillato nell'attività di vigilanza, vedi la gravissima crisi del settore bancario. Ne ha patito la sua reputazione, mai stata alle stelle in verità. Si tratta di risalire la corrente sapendo che il mercato è oggi più che guardingo. Recuperare la fiducia non è mai un'operazione semplice, specie se in passato le colpe si sono reiterate. Occorrono programmi seri, normative rigorose e agili, una visione non restrittiva. Non è possibile che la piazza finanziaria sia così in ritardo rispetto all'economia reale del nostro Paese. E ciò nonostante lacci e lacciuoli. Piazza Affari dovrebbe essere un volano straordinario per la crescita e invece resta una realtà molto piccola. Risultato? Pur tra mille travagli del sistema banche, l'Italia resta una realtà quasi esclusivamente bancocentrica. Con evidenti ricadute negative. Tuttavia, un'alternativa è credibile quando si presenta autorevole e rassicurante. Ecco perché la Borsa di Milano necessita di una Consob innovativa e riformata. E con sede nel capoluogo lombardo, lontano dalle influenze politiche. Propositiva e non solo sanzionatoria. Primo affare per piazza Affari.

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