Veneto Banca come Vicenza rischia di valere solo 10 cent

La caccia agli investitori non sta andando bene e potrebbe essere questo il prezzo minimo per l'Ipo

Camilla Conti

Gli investitori sono ancora freddi, a Nordest si sono sfilati pesi massimi come i Benetton mentre Ubi e Bper continuano a smentire l'interesse a entrare in partita. Morale: per Veneto Banca potrebbe ripetersi lo stesso copione della Popolare di Vicenza. Ovvero il subentro del fondo Atlante al consorzio di garanzia dell'aumento di capitale da un miliardo e il contestuale collocamento in Borsa a un prezzo minimo di 0,10 euro per azione.

La conferma arriverà dal cda fissato per lunedì ma la musica pare la stessa: al penultimo giorno di pre-marketing, dalle oltre 250 risposte raccolte finora le indicazioni sul prezzo sarebbero tutte tendenti al negativo rispetto alla media del settore delle banche popolari. E se non ci saranno le condizioni di mercato per varare l'aumento, anche l'istituto di Montebelluna come i cugini vicentini dovrebbero adottare la stessa misura tecnica ma inevitabile per cercare di invogliare gli investitori a sottoscrivere l'aumento ed evitare che vada deserto. Ciò significa che gli azionisti di Veneto Banca che hanno acquistato il titolo al suo valore massimo (40,25 euro), perderanno fino al 99,75% dell'investimento. E andrebbe anche peggio per chi ha acquistato a 14 euro, nel 1997. Al picco delle azioni, nel 2012, l'istituto di Montebelluna valeva 4,9 miliardi. Valorizzato al minimo della forchetta solo 12,2 milioni. L'agenzia Ansa ieri si spingeva oltre con i calcoli: considerato che con l'aumento della Bpvi sono andati in fumo 6,3 miliardi, se si considera il valore massimo raggiunto dalle azioni sotto la gestione di Gianni Zonin, il conto del dissesto delle due banche venete potrebbe superare gli 11 miliardi. Non solo. Il minimo tecnico di 10 centesimi comporterebbe una maxi diluizione dell'azionariato attuale all'1,2% del capitale post aumento e l'istituto sarebbe comunque valutato 0,35 volte il patrimonio netto. Multiplo più caro di quelli a cui trattano, ad esempio, Ubi (0,32) e Banco Popolare (0,30). Tradotto: un investitore ha più convenienza a rilevare azioni di una popolare già quotata e che magari paga anche dividendi.

Se il cda di lunedì confermerà le previsioni, al posto del consorzio di garanzia guidato da Imi scenderà in campo Atlante da solo. «Il primo passo» con la Popolare di Vicenza «è fatto, vediamo ora come va l'aumento di capitale di Veneto Banca», ha commentato ieri senza sbilanciarsi il presidente della Fondazione Cariplo, Giuseppe Guzzetti, che è anche considerato uno dei registi del fondo attraverso la sgr Quaestio di Alessandro Penati. Il numero dell'ente milanese e dell'Acri ha poi ricordato che «se non c'erano le Fondazioni, Atlante non partiva, e se non c'era Atlante, la Popolare di Vicenza andava alla malora lei e qualcuno che aveva dato la garanzia».

Sull'agenda di Veneto Banca restano comunque segnate le prossime tappe: l'offerta per l'aumento di capitale di Veneto Banca si svolgerà dal 6 al 20 giugno con il debutto in Piazza Affari programmato per il 28 giugno. Debutto che, a oggi, è tutt'altro che scontato.

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