L'Europa Nobel per la pace dichiara già la prima guerra

Il Consiglio di sicurezza dell'Onu approva la mozione che dà il via all'intervento I soldati africani spareranno, la Francia comanderà e l'Ue pagherà il conto

L'Europa Nobel per la pace dichiara già la prima guerra

La prima guerra dell'Europa Nobel per la Pace è già all'orizzonte. Si combatterà in Mali e vedrà la Francia in prima linea con l'Unione europea a supporto. Il tutto con l'imperdibile contributo di Romano Prodi, incaricato dal segretario generale dell'Onu Ban Ki Moon di coordinare l'azione dell'Onu nel Sahel esercitando le funzione che gli sono più congeniali: smorzare, ridimensionare, tranquillizzare. Quanto all'amata Unione, appena entrata nel consesso dei buoni planetari, eccola già pronta a sognare il fronte. Per l'amore del cielo, quella che ci prepariamo, se non a combattere almeno a sostenere, sarà una «guerra giusta». Una guerra per liberare il nord del Mali e il Sahel dalla minaccia terroristica di Al Qaida. Una guerra per liberare i territori dove i militanti jihadisti, dopo aver imposto la legge islamica, perseguitano le madri non sposate, le vendono ai trafficanti di droga, trasformano i loro figli in bambini soldati. Una guerra per mettere fine al regno del terrore creato a marzo, quando le cellule di Al Qaida Maghreb, appoggiate da gruppi tuareg d'ispirazione fondamentalista, hanno assunto il controllo di Timbuctu e d'un territorio grande quanto la Francia. A decidere la guerra prossima ventura è stato il Consiglio di sicurezza, con l'approvazione della mozione che dà 45 giorni di tempo a Ecowas, l'organizzazione degli stati dell'Africa occidentale, per preparare un piano d'intervento nel Mali. Subito dopo una seconda mozione del Consiglio darà il via libera all'intervento africano. E l'Unione europea che centra? C'entra perché l'ispiratore di quella mozione è il presidente socialista francese François Hollande. Ovviamente a sentir l'Eliseo neppure un soldato d'oltralpe metterà piede nel Mali. La verità è assai diversa. Il Cos (Comando operazioni speciali) francese non solo è già nel Sahel, ma ha battezzato la spedizione con il nome di Operazione Sabre. Un'operazione che ha il quartier generale nel Burkina Faso e vede uomini e mezzi aerei dispiegati in Mali, Niger e Mauritania.

Lo stesso Hollande ammette del resto di non vedere alternative alla guerra. «Discutere, ma con chi? Con i terroristi che tagliano le mani alla gente e distruggono i monumenti patrimonio dell'umanità?», ha sbottato il presidente quando gli hanno chiesto se preveda negoziati per evitare l'intervento. Un intervento che - come ribadisce il Consiglio di sicurezza - si avvarrà di una forza militare preparata dall'Ecowas e «coordinata» anche con l'Unione Europea. Insomma i soldati africani spareranno, i francesi comanderanno e i partner europei pagheranno. Non è come stare in prima linea, ma non è esattamente quel che ci si aspetterebbe da un'Europa Nobel per la pace.

La Francia ha presentato al Consiglio di sicurezza la mozione votata venerdì notte perché è direttamente interessata a sbaragliare Al Qaida. Oltre ad avere sei ostaggi detenuti nel nord del Mali, Parigi teme di veder compromessa la sua influenza nella zona. Un'influenza fondamentale per l'economia visto che dal Niger arriva l'uranio che alimentano le centrali nucleari. Ma non solo. Come ha fatto intendere ieri Hollande da Kinshasa, la Francia intende preservare la lingua francese, difendere la «grandeur» e continuare a contrapporsi all'influenza americana. Proprio per questo il socialista Hollande ha bisogno di una «guerra giusta». Una guerra contro Al Qaida capace di ridar prestigio a Parigi. Una guerra il cui conto verrà pagato dell'Unione, ma i cui proventi finiranno solo in tasche francesi.

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