È morto Jorge Videla, ex dittatore argentino

Condannato all’ergastolo per la sanguinosa repressione avvenuta durante i cinque anni di regime, Videla è morto all’età di 87 anni nel carcere di Buenos Aires

È morto Jorge Videla, ex dittatore argentino

È morto, per cause naturali, nel carcere di Buenos Aires. Qui stava scontando due condanne all'ergastolo e un'altra a cinquant'anni di carcere per la sanguinosa repressione avvenuta durante i cinque anni del suo regime. All’età di 87 anni Jorge Rafael Videla Redondo, l'ex militare che tra il 1976 e il 1981 fece torturare o ammazzare oltre 30mila persone, stava ancora pagando per tutti i crimini contro l'umanità che fece durante la dittatura che macchiò di sangue l'Argentina.

"Ieri sera aveva avuto un malore - ha raccontato alla stampa militare la moglie, Cecilia Pando - e non aveva voluto cenare". Appena la notizia è rimbalzata sui media argentini, Estela de Carlotto ha parlato per tutte le madri dei desaparecidos che, ogni giorno, fanno memoria del proprio dolore in piazza de Mayo. "Un essere spregevole ha lasciato questo mondo - ha commentato la leader dell'associazione - ha rivendicato tutti i suoi delitti e non si è mai pentito dei crimini commessi". "Sono responsabile di tutte le azioni intraprese dall’esercito argentino durante la guerra interna: i miei subordinati eseguivano i miei ordini", aveva dichiarato Videla nel corso del processo al termine del quale venne condannato al secondo ergastolo nel 2010, senza mostrare alcun segno di pentimento. Nominato comandante in capo dell’esercito nel 1975. L’anno successivo Videla condusse un colpo di Stato contro il governo di Maria Estela Martinez de Peron, insieme ai generali Eduardo Massera e Orlando Agosti. L’ex dittatore fu condannato una prima volta al carcere a vita per crimini contro l’umanità nel 1985, poco dopo il ritorno della democrazia nel Paese: cinque anni più tardi venne graziato dal presidente Carlos Menem, dopo che la ley de obediencia debida - approvata su pressioni dell’esercito - aveva concesso la virtuale impunità a tutti i membri delle forze armate sotto il grado di colonnello. Nel 2008 però la Corte Costituzionale annullò tutti i provvedimenti di impunità, rendendo dunque valide le precedenti sentenze. Nel 2011 Videla venne condannato ad un secondo ergastolo per l’omicidio di 31 dissidenti e l’anno successivo ad altri cinquanta anni di carcere per il sequestro dei figli dei desaparecidos.

"Per vincere la guerra contro la sovversione dovevano morire 7-8mila persone", aveva spiegato lo stesso Videla in un’intervista pubblicata nel libro Disposizione finale del giornalista Ceferino Reato. Tra il 1976 e il 1983 i militari fecero scomparire i cadaveri degli oppositori uccisi per evitare proteste. "Non c’era altra soluzione, eravamo d’accordo sul fatto che quello era il prezzo da pagare per vincere la guerra contro la sovversione - aveva continuato - avevamo bisogno che non fosse evidente perché non volevamo che la società lo sapesse".

Videla aveva, infine, ricordato che "disposizione finale" è un termine militare, che significa "mettere fuori servizio una cosa in quanto non serve più". Secondo Videla, negli anni della dittatura "era necessario eliminare un gruppo grande di persone che non potevano essere portati davanti alla giustizia e neppure essere fucilate".

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