Ucraina, riprendono le operazioni. Putin accusa il premier Poroshenko

Kiev ha messo fine questa mattina alla tregua proclamata il 20 giugno. Ci sarebbero già alcune vittime

Una donna ucraina davanti alla sua casa distrutta, a Slaviansk
Una donna ucraina davanti alla sua casa distrutta, a Slaviansk

È stato revocato questa mattina il cessate il fuoco che il presidente ucraino Petro Poroshenko aveva dichiarato il 20 giugno nel Donbas, regione dell'Ucraina orientale. Kiev ha posto fine alla tregua e dato di nuovo il via alle operazioni militari contro i ribelli separatisti.

I combattimenti sono ricominciati a Kramatorsk, dove le milizie locali hanno segnalato bombardamenti alle agenzie russe. Durante la mattina quattro persone sarebbero morte, quando il loro minibus è finito sotto il fuoco di Kiev. Si parla in totale di sette morti e altrettanti feriti.

Le truppe governative e i filo-russi sono impegnati in combattimenti poco lontano da Donetsk, dove un agente sarebbe rimasto ucciso nell'assalto al comando regionale della polizia e altri due sarebbero rimasti feriti.

Il presidente della Duma russa, Serghiei Narishkin, ha chiesto una tregua "vera", per "rendere possibile un dialogo". Secondo il ministero degli Esteri di Mosca pressioni per rompere la tregua sarebbe arrivate dall'estero. In una nota ha chiesto di "smettere di usare l’Ucraina come moneta di scambio nei giochi geopolitici".

Il presidente russo, Vladimir Putin, ha accusato Poroshenko, ricordando che prima non aveva mai dato in prima persona l'ordine di iniziare operazioni militari. "Ora egli si è assunto questa responsabilità in pieno. Non solo militare ma anche politica, che è molto più grave".

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