Supermartedì, occhi puntati sull'Ohio

Si vota in Ohio, Georgia, Alaska, Idaho, Massachusetts, North Dakota, Oklahoma, Tennessee, Vermont e Virginia. In palio oltre 470 delegati, per vincere ne occorrono 1.144. Gli ultimi sondaggi vedono Romney e Santorum alla pari in Ohio, considerato lo stato chiave. Santorum insiste: "Ci vuole un conservatore vero per riprendere la Casa Bianca". E cita i "moderati" sconfitti nel passato: Ford, Dole e McCain

Supermartedì, occhi puntati sull'Ohio

Grande attesa per il Super Martedì, con gli americani di fede repubblicana chiamati a scegliere lo sfidante di Obama. La "battaglia" riguarda dieci Stati. Si vota in Ohio, Georgia, Alaska, Idaho, Massachusetts, North Dakota, Oklahoma, Tennessee, Vermont e Virginia. Oltre 470 i delegati in palio (per conquistare la nomination bisogna conquistare almeno 1.144 delegati).

Molti sono convinti che il più grande appuntamento (in termini numerici) delle primarie Usa alla fine non sarà decisivo e che, proprio per questo, la sfida è destinata a durare ancora a lungo. Ma vediamo cosa dicono gli ultimi sondaggi: dopo la vittoria di ieri nel caucus di Washington (anche se assegna alcun delegato), Romney riprende fiducia. Nello stato chiave dell'Ohio Mitt Romney e Rick Santorum  sarebbero alla pari (32% a 32%). Staccati di parecchie lunghezze Gingrich, con il 17%, e il deputato del Texas Ron Paul, fanalino di coda con il 6%.

In Georgia, lo Stato che nel supermartredì assegna più delegati (76), il favorito è l’ex speaker della Camera Newt Gingrich, che gioca in casa ma, visti gli ultimi risultati, sembra ormai tagliato fuori dalla corsa. I suoi voti, riconducibili allo stesso bacino elettorale della destra repubblicana, nel caso di un suo ritiro potrebbero andare in gran parte a Santorum, rendendo più dura la sfida di Romney.

Mentre prosegue, in seno al Gop, la durissima lotta per la conquista della nomination, l’establishment repubblicano continua a sostenere Romney. Lo fa perché è spaventato da Santorum, le cui posizioni sono considerate troppo estreme. Ma il candidato di origini italiane è proprio su aborto, contraccezione e sui cosiddetti valori non negoziabili che basa la sua corsa.

Operazione rinnovamento

Provocatoriamente il New York Times auspica che i repubblicani scelgano "Santorum come candidato alla nomination, perché la sua successiva batosta contro Obama spingerà il partito a riposizionarsi su posizioni di centro più moderate". Ovviamente questo vorrebbe dire lasciare da parte i Tea Party. Il rinnovamento del partito, per il NYT possibile solo con la vittoria alle primarei di Santorum (e la successiva sconfitta a novembre), vedrebbe emergere nuovi leader. Numerosi quelli che scalpitano: dal governatore del New Jersey Chris Christie al senatore della Florida, Marco Rubio.

Santorum: moderati alla larga

L’ex senatore della Pennsylvania, Rick Santorum, continua con il suo mantra: "Un candidato conservatore è la migliore opportunità" per i repubblicani di vincere. "Negli ultimi 30 anni abbiamo nominato dei moderati, come John McCain, Bob Dole e Gerald Ford, e abbiamo perso". Poi prosegue, sicuro di sé con non mai: "Ogni volta che abbiamo corso con un conservatore abbiamo vinto e questo perché gli americani vogliono scegliere". Curioso ricordare che due degli ex candidati alla Casa Bianca citati da Santorum, McCain e Dole, appoggiano Romney.

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