C'era una volta un Occidente in cui il presidente degli Stati Uniti era vittima di un attentato e tutti avevano paura. Ma siccome l'antiamericanismo che una certa sinistra alimenta è tornato al centro della scena politica, con la scusa che Donald Trump è un presidente autoritario, pazzo, incomprensibile, e cioè esattamente quello che serve, visto che l'altra sponda dell'Atlantico è del tutto inesistente ed è inutile assegnare i confini della democrazia nel Nuovo Mondo, stavolta se crepava per qualcuno era anche meglio. Non sto esagerando. È proprio la sensazione che dà questo silenzio delle sinistre europee di fronte all'odio che scatena l'unico antidoto che mettono in campo: l'ossessione per la destra che vince alle elezioni e la bugia che la libertà sia compromessa. Detto da quelli che cacciano gli ebrei dalla festa del 25 aprile, retrocedendo nella storia a ben prima della Seconda guerra mondiale e invertendo le parti fra buoni e cattivi, nel migliore dei casi ti fai una grande risata. Mia nonna diceva che il matto del paese prima o poi sarebbe stato un inventore. E a lui avrebbero dedicato quella piazza che lo derideva. La Cina è silenziosa. Le dittature del mondo non vivono certo negli Stati Uniti. Ma sono certo che se sparavano al pranzo di un leader coreano o del presidente cinese, i telegrammi dalle segreterie progressiste d'Europa sarebbero partiti a gran velocità.
Invece sentiamo ripetere la domanda delle domande: che dicono i sondaggi? Trump che effetto fa dopo quegli spari? Lo stesso dell'attentato in Pennsylvania? E i sondaggisti rispondono. Gli stessi che incoronarono Kamala.