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Il modello Albania fa scuola. Intesa sui migranti a Bruxelles: via libera agli hub in Paesi terzi

Dopo settimane di negoziati, fumata bianca dell’Ue sul nuovo regolamento per i rimpatri

Il modello Albania fa scuola. Intesa sui migranti a Bruxelles: via libera agli hub in Paesi terzi
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Ancora una vittoria della linea Meloni in Europa: i negoziatori del Parlamento europeo e quelli del Consiglio hanno trovato l'accordo sul regolamento rimpatri dopo diversi rinvii. Era stato annunciato per ieri il trilogo definitivo e così è stato. I co-legislatori hanno trovato l'intesa sul provvedimento chiave della nuova politica europea sui migranti, unico elemento mancante del nuovo Patto Migrazione e Asilo, che darà la svolta necessaria all'Unione europea per la nuova gestione dei flussi migratori irregolari.

È un accordo storico, che arriva dopo anni durante i quali l'Europa ha subito i flussi senza avere il controllo, anche a causa dell'ideologia progressista predominante delle sinistre europee, che ha spinto sull'accoglienza indiscriminata.

L'arrivo di Giorgia Meloni a Palazzo Chigi nel 2022 ha cambiato il paradigma europeo e oggi quel che l'attuale esecutivo ha approntato con il patto Italia-Albania, nonostante le critiche e i tentativi di fermarlo, è diventato uno standard europeo.

Le nuove norme impongono obblighi di cooperazione con le autorità dei cittadini di Paesi terzi che non hanno diritto di soggiorno negli Stati membri e prevedono maggiori e migliori canali di collaborazione all'interno dell'Unione Europea. Ma, soprattutto, introducono la possibilità di creare hub per i rimpatri nei Paesi terzi esterni ai confini dell'Unione così come fatto dall'Italia con i centri di Gjader e Shengjin in Albania.

In base alla normativa europea i centri dovranno essere destinati ad accogliere le persone oggetto di un ordine di espulsione in attesa del ritorno nel Paese d'origine o, in alternativa, in un altro Paese terzo con il quale lo Stato membro ha stretto accordi. L'ultimo passo per arrivare alla definitiva approvazione sarà l'approvazione in Commissione Libe e plenaria.

Proprio nell'ottica di creare una migliore rete di cooperazione tra i Paesi dell'Unione, che finora è mancata ed è stata una delle cause dell'assenza di una gestione adeguata dei flussi in ingresso e in uscita, con la nuova norma si introduce anche un Ordine europeo di rimpatrio (ERO) per facilitare il riconoscimento delle decisioni adottate da altri Stati membri, anche se il riconoscimento reciproco resterà, almeno inizialmente, volontario. Le procedure standard approntate possono prevedere deroghe e divenire più severe e restrittive, oltre che rapide, in caso di soggetti che vengono riconosciuti come pericolosi per la sicurezza.

«Il nuovo regolamento accelererà il processo di rimpatrio e aumenterà il numero di rimpatri di persone che non hanno diritto di soggiorno nell'Ue», ha dichiarato Nicholas A. Ioannides, vice ministro cipriota per la Migrazione e la Protezione Internazionale, della presidenza di turno dell'Ue. Alcune fonti riferiscono che la maggior parte delle norme sui rimpatri entrerà subito in vigore, hub compresi: sui tempi è prevalsa la linea del Parlamento europeo, con alcune deroghe per andare incontro agli Stati per completare l'attuazione a livello nazionale.

Nella nota della delegazione della Lega al Parlamento europeo viene espressa soddisfazione per l'accordo sul regolamento, col quale «non soltanto si riconosce il ruolo fondamentale dei centri di rimpatrio nei Paesi terzi ma, al contempo, si mette la parola fine alle lungaggini amministrative e giuridiche che, di fatto, bloccavano le procedure».

Protestano le sinistre europee con in testa i socialisti, secondo i quali l'accordo «calpesta i diritti fondamentali e fa retrocedere la politica migratoria».

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