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Ora l'Anm si appella all'Ue: "Governo inadempiente"

L'Associazione parla di “collasso della giustizia” e corre a Bruxelles: nel mirino la mancata stabilizzazione dell’Ufficio per il processo

Ora l'Anm si appella all'Ue: "Governo inadempiente"
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L'Anm continua la sua campagna contro il governo, questa volta bussando alla porta della Commissione europea. L'Associazione nazionale dei magistrati ha infatti chiesto al governo europeo di poter illustrare in un'audizione la "situazione allarmante", dovuta al "rischio di collasso della Giustizia italiana per l'inadempimento del governo italiano agli impegni assunti in sede europea con riguardo all'Ufficio per il processo", ricordando che quest'ultimo è stato "incluso nel Pnrr quale misura di natura strutturale, destinata a modificare in modo permanente l'organizzazione del lavoro degli uffici giudiziari e dei giudici italiani". Secondo quanto affermato dall'Anm in una nota, a gennaio 2026 - "a meno di sei mesi dal termine del progetto" - "nessun bando è stato pubblicato o reso noto per la stabilizzazione dei funzionari addetti all'Ufficio per il processo, che nel frattempo stanno lasciando gli uffici giudiziari per altre opportunità di lavoro".

Nel documento approvato dal Consiglio direttivo centrale dell’Anm viene riportata un’analisi dello stato di attuazione degli interventi Pnrr relativi alla giustizia. Il riferimento è al rendiconto aggiornato al 31 ottobre scorso dell’Unità di missione del ministero della Giustizia, nel quale “il governo dà atto che la misura sull'Ufficio per il processo e Capitale Umano 'prevede l'assunzione e la permanenza in servizio di 10mila unità di personale Pnrr (addetti all'Ufficio per il Processo e personale tecnico-amministrativo)'”, con l’obiettivo, si legge ancora, “di creare un vero e proprio staff di supporto al magistrato e alla giurisdizione - con compiti di studio, ricerca, redazione di bozze di provvedimenti - e pone, altresì, le fondamenta di una struttura al servizio dell'intero Ufficio giudiziario, con funzioni di raccordo con le cancellerie e le segreterie, anche con mansioni tipicamente amministrative quale naturale preparazione e completamento dell'attività giurisdizionale, di assistenza al capo dell'ufficio ed ai presidenti di sezione indirizzi giurisprudenziali e di banca dati'".

L’Anm osserva che, nonostante le previsioni iniziali, “la stessa relazione riferisce che al 31 ottobre 2025, il personale effettivamente in servizio si era ridotto a 8.930 unità”. L’associazione attribuisce questa diminuzione alla mancanza di un percorso definito di stabilizzazione del personale reclutato con le risorse del Pnrr. Secondo quanto riportato, “oltre mille funzionari, tra i più capaci, appositamente formati ed inseriti nei progetti dell'Ufficio per il processo, abbiano lasciato l'amministrazione della Giustizia per altre opportunità di lavoro”. Nel testo si ricorda inoltre che “l’11 agosto del 2025 il ministero della Giustizia ha annunciato che entro il mese di ottobre avrebbe avviato una procedura comparativa per la stabilizzazione dei funzionari addetti all'Ufficio per il processo”. Tuttavia, l’Anm rileva che “a gennaio 2026, a meno di sei mesi dal termine del progetto, nessun bando è stato pubblicato o reso noto per la stabilizzazione dei funzionari Addetti all'Ufficio per il processo”.

Una mossa che arriva nei giorni dello scontro frontale sul referendum sulla giustizia e che rischia di gettare benzina sul fuoco. Non è la prima volta che le toghe accendono i riflettori sul Pnrr. Qualche mese fa, a settembre, l'Associazione aveva invocato interventi strutturali, ipotizzando il rischio di "fallire gli obiettivi del Pnrr", considerato "un'occasione storica per costruire una giustizia più efficiente, moderna e sostenibile".

Nell'occasione, l'Anm aveva chiesto "necessarie scelte strutturali e coraggiose", elencando cinque esempi: coperture degli organici dei magistrati e del personale amministrativo ("se i magistrati mancanti erano 1.126 nel 2019, oggi le vacanze superano le 1.

800 unità, pari a oltre il 17% della pianta organica, la carenza di personale è drammatica e strutturale e si aggira intorno al 40%"); razionalizzazione della geografia giudiziaria e revisione delle piante organiche; stabilizzazione dell'ufficio per il processo e, infine, dotazioni informatiche efficienti e applicativi funzionali alle esigenze processuali.

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