La conferenza stampa odierna a 360 gradi di Giorgia Meloni non è passata inosservata agli occhi dell'Associazione nazionale magistrati, che non ha perso occasione per ribattere a muro a duro alle parole utilizzate dalla presidente del Consiglio parlando della campagna elettorale in vista del referendum confermativo che si terrà a marzo. "I magistrati italiani svolgono il compito previsto dalla Costituzione, quello di applicare la legge e tutelare i diritti. Lo hanno fatto costantemente in maniera equilibrata nonostante i pesanti attacchi ricevuti da più parti", si legge in una nota ufficiale pubblicata dalla Giunta esecutiva centrale dell'Anm.
"La costante delegittimazione dei magistrati, del loro lavoro e delle decisioni prese solo ed esclusivamente in base alla legge è pericolosa per la stessa tenuta dello Stato di diritto - proseguono i rappresentanti dell'organismo associativo che raggruppa le toghe italiane -. Per far funzionare in maniera più efficace la macchina della giustizia sarebbe auspicabile che il governo desse risposte sui tagli in legge di bilancio, sui precari e sui problemi dell'informatica e dell'edilizia giudiziaria. Chiediamo da tempo risposte su questi temi per garantire un miglior servizio agli italiani", conclude l'Anm.
Questa mattina la premier, durante l'annuale botta e risposta con i giornalisti nell'Aula dei gruppi parlamentari della Camera dei Deputati, a una precisa sul tema aveva risposto in questo modo: "Lo slogan usato dall'Associazione nazionale dei magistrati nella campagna contro la riforma della giustizia, diffusa nelle stazioni, lo considero uno spot a favore del sì, significa che chi la fa ha pochi argomenti". Meloni ha perciò ribadito che lei continua a ribadire che il dibatitto sul referendum sulla giustizia sulla separazione delle carriere dei magistrati "debba stare sul merito e non uno scontro politico che non aiuterebbe i cittadini a votare e a scegliere".
Tuttavia quello che la sta facendo più arrabbia nella campagna di comunicazione dell'Anm è che "ci accusano di una cosa che è esattamente il contrario di quello che facciamo con la riforma. Quale sarebbe l'articolo della legge che dice che i giudici verranno sottomessi alla politica? Quello che facciamo noi è togliere al Parlamento la possibilità di eleggere un pezzo del Csm, quindi semmai stiamo togliendo la possibilità della politica di influenzare il lavoro dei magistrati, questa è la realtà".
Insomma, l'invito del capo del governo resta quello di far concentrare il dibattito sul merito della riforma: "una materia comunque complessa per i cittadini" perché "se dovesse diventare uno scontro politico banalmente non sarebbe un beneficio per il popolo. E quindi io ho chiesto di stare molto sul tema perché le mistificazioni si possono fare quando la gente non sa mai stare alle cose".