Questo è un elenco parziale (purtroppo) di una decina tra le peggiori e dolose falsità pronunciate dal fronte del No negli ultimi mesi.
Pm dipendenti. L'11 luglio 2025, in un'intervista a L'Espresso, il presidente dell'Anm Cesare Parodi afferma che la separazione delle carriere porterebbe "inevitabilmente" alla subordinazione dei pm all'esecutivo. L'inevitabilità non è dimostrata da alcuna norma: per arrivare a quel risultato servirebbe un'altra riforma costituzionale.
Falcone 1. Il 1° novembre 2025, sul Fatto Quotidiano e nei contenuti rilanciati dal fronte del No, si dice che Falcone e Borsellino erano contrari alla separazione delle carriere; si cita un'intervista di Falcone a Repubblica del 25 gennaio 1992 e un presunto intervento di Borsellino a Samarcanda in data 23 maggio 1991. L'intervista di Falcone è risultata inesistente e Borsellino mai presente alla trasmissione indicata. Trattasi di invenzione circolata in rete. Marco Travaglio si è correttamente scusato, pur precisando che sì ma però.
Falcone 2. Il 5 novembre 2025, durante la trasmissione DiMartedì su La7, il procuratore Nicola Gratteri rilancia in diretta televisiva la falsa intervista di Falcone: nei giorni successivi, come detto, emerge che l'intervista non esiste. È una fake news rilanciata da una figura istituzionale.
È incostituzionale 1. Il 18 novembre 2025, in un'intervista a Repubblica, l'ex procuratore Gian Carlo Caselli sostiene che la separazione delle carriere sarebbe "incompatibile con la Costituzione così com'è" e che il referendum stravolgerebbe l'equilibrio dei poteri. Ma il referendum costituzionale è proprio lo strumento previsto dalla Costituzione per modificarla: parlare di incompatibilità è un cortocircuito logico.
Carriere non separate. Il 6 dicembre 2025, in un'intervista a Firstonline, Enrico Grosso, presidente onorario del comitato "Giusto Dire No", sostiene che la riforma "non riguarda principalmente la separazione delle carriere" ma lo smantellamento del Consiglio superiore della magistratura. La forzatura è evidente: la separazione delle carriere è l'elemento più riconoscibile e politicamente centrale del referendum.
Giudici dipendenti. Il 6 gennaio 2026, nelle principali stazioni ferroviarie italiane, il comitato "Giusto Dire No" (promosso dall'Anm) affigge manifesti con lo slogan "Vorresti giudici che dipendono dalla politica? Vota NO". Il 9 gennaio 2026 il segretario dell'Anm Rocco Gustavo Maruotti, in reazione alle critiche, parla di "campagna di delegittimazione della magistratura". Ma la riforma non prevede alcuna dipendenza di giudici e pm dal governo. Quindi: prima si attribuisce alla riforma un effetto che non esiste, poi si tenta di blindarlo passando dal merito alla morale.
Data illegittima. Si fissa il referendum per il 2223 marzo ma il segretario dell'Anm Maruotti parla di data "illegittima" e annuncia ricorsi: tuttavia mancano le basi, perché l'unica contestazione possibile riguarda l'opportunità politica e i tempi della campagna.
È incostituzionale 2. Il 9 gennaio 2026, a Roma, durante una conferenza stampa della Cgil, il segretario generale Maurizio Landini (mancava) definisce la riforma Nordio un pericolo per la democrazia e un intervento "contro la Costituzione". Ma la Costituzione non contiene dei principi che impongano l'unicità delle carriere dei magistrati, come chiarito dalla Corte costituzionale con sentenze del 2000 e del 2022.
È incostituzionale 3. Ranucci version: il 12 gennaio 2026 Sigfrido Ranucci, conduttore di Report su Rai 3, rilancia pubblicamente l'idea che la separazione delle carriere rappresenti un "attentato alla Costituzione". L'accusa ignora la giurisprudenza costituzionale e il fatto che l'articolo 111 della Costituzione è logicamente coerente con la separazione dei ruoli.
Il Csm è severo. Finale col buonumore: il 13 gennaio 2026, in prima pagina, il Fatto Quotidiano sostiene che il Csm italiano sarebbe "il più severo d'Europa". È una scemata. Il confronto anzitutto riguarda solo tre Paesi su 46 Stati del Consiglio d'Europa (17 non hanno fornito dati) e poi ignora che il Csm italiano assorbe anche condotte che altrove sarebbero penali benché gravissime: più procedimenti non significano più severità, ma insabbiamento di reati penali con sanzioni notoriamente ridicole.
In ogni caso: il rapporto del 2024 (dati 2022) dice che l'Italia è a 0,4 per cento di magistrati sanzionati, ma la media dei Paesi che hanno trasmesso il dato è 0,76 per cento: quindi sopra l'Italia. Molti Stati hanno valori più alti. Per capirci: Armenia 3,88, Azerbaijan 3,43, Moldavia 2,90 eccetera.