«Caro Antonio, cari amici, buongiorno a tutti!». Esordisce così, in italiano, Peter Magyar ed è lui la star dell'evento all'Eur per i 50 anni del Partito popolare europeo, anche se non è presente fisicamente ma con un videomessaggio. Alla sua prima uscita internazionale il neo premier ungherese, dopo essersi congratulato con il leader di Forza Italia Tajani, gli propone di lavorare insieme per l'Europa, che «sta affrontando numerose sfide», in modo di realizzare «una cooperazione più forte e soluzioni concrete e credibili».
Completo blu, cravatta, parole misurate, come i piccoli gesti delle mani, il giovane successore di Viktor Orbàn marca subito l'inversione di tendenza. Dall'immagine proiettata sullo sfondo blu con un cuore di stelle europee, il numero 50 del compleanno del Ppe e il motto «liberi, forti, patrioti», Magyar afferma: «Siamo impegnati ad essere dei partner costruttivi in Europa. Vogliamo essere presenti al tavolo dove si prendono le decisioni e vogliamo portare gli
interessi e le ambizioni del nostro Paese in questi tavoli, come hanno sempre fatto Antonio Tajani e Forza Italia per l'Italia». Per lui, solo se «i nostri incarichi nazionali sono tradotti in azioni europee comuni», l'Europa «funziona al meglio». L'artefice di quella che definisce «l'incredibile vittoria» alle elezioni ungheresi è in un momento di transizione e spiega di non essere riuscito a venire a Roma proprio per questo. Ma il suo messaggio è chiaro e forte: si cambia. E si cambia in Europa.
Nell'intervento finale Tajani cita le riforme indispensabili per cambiare l'Europa: «Basta - dice- con il voto all'unanimità, ce n'è un uso smisurato, siamo stati fermi perché Orban diceva no ai fondi all'Ucraina, poi sono passati. Perché poi la sinistra italiana ha festeggiato per la vittoria di Magyar? Ha vinto anche in Ungheria il Ppe. Il parlamento europeo non ha iniziativa legislativa, non esiste. E serve un unico presidente del governo Ue».
Il presidente del Ppe Manfred Weber avverte che con un esercito europeo unico, «la guerra in Europa è impossibile» ed esorta a crearlo subito. «Non possiamo farlo solo a livello nazionale - dice -. Sono convinto che molti giovani soldati siano più avanti nel loro modo di pensare rispetto alla classe politica, per difendere l'Europa, non solo i confini nazionali. Siamo orgogliosi dei forti eserciti nazionali e delle identità nazionali. Ma in un mondo di attacchi
informatici, guerra ibrida e costi elevati per le armi moderne, dobbiamo costruire il pilastro europeo della difesa».
Nella giornata si succedono molti relatori, compresa la presidente dell'Europarlamento Roberta Metsola, i nuovi capigruppo di Camera e Senato Enrico Costa e Stefania Craxi e gli ex come Maurizio Gasparri, il capogruppo a Bruxelles Fulvio Martusciello, Letizia Moratti, Deborah Bergamini, sindacalisti come Daniela Fumarola che cita il «maledetto Patto di Stabilità». Tutti saranno oggi ricevuti dal Papa.
Sul rapporto in Ue con i socialisti, ben diversi da quelli di Bettino Craxi, Tajani dice «non siamo né Maga né estremisti di sinistra». Sostiene che bisogna cambiare l'Europa senza cedere ad estremismi green che danneggiano l'agricoltura, contrastare la crisi energetica, aiutare l'industria, superare il Patto di stabilità.
Al leader azzurro arriva il convinto sostegno del presidente del Ppe, il tedesco Manfred Weber, che nel suo intervento annuncia che il prossimo
congresso del Ppe sarà a Roma e cita Berlusconi: «Silvio era un amico dell'Europa. L'Europa è nel Dna di Fi, non ogni partito può dire siamo sempre stati dalla parte dell'Europa. Ringrazio Antonio per la sua leadership».