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"Faccio ridere e non mi pongo confini, ma non sono un guru che spaccia verità"

Il comico Marco Bazzoni con "Outsider" questa sera al Carcano

"Faccio ridere e non mi pongo confini, ma non sono un guru che spaccia verità"
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"Le aspettative basse possono trasformarsi in un superpotere". Marco Bazzoni in arte Baz, comico di gavetta, showman "in incognito", perfomer "imprevisto", è come un fuoco d'artificio (caricato a talento) che ti scoppia in mano. Dopo il botto, scopri che fa ridere e pure tanto, ma lo sapevi. Poi canta (bene), regge le redini di uno show dove parla di sé come Outsider - ecco il titolo dello spettacolo in scena oggi al Teatro Carcano ma anche di "possesso, individuale e politico, di tensioni internazionali, di rapporti di coppia perché l'obbiettivo è sempre quello di far ridere senza confini. C'è solo una cosa che un comico non dovrebbe mai fare: dispensare verità assolute".

Si parlava di superpotere: fare il guru per lei è la kryptonite del comico?

"Non ho mai sopportato i comici con platea affine, diciamo così, che sfruttano applausi amici per dirci qual è la verità. Supposta verità, ovvio. Il comico deve far ridere, il suo scopo è la battuta".

"Outsider" è uno show autobiografico?

"Racconto dei miei esordi, e sono ormai 25 anni fa, che è un po' come raccontare gli espedienti per riuscire a fare comicità in Italia. Poi però spiego la soddisfazione di stupire: l'outsider è così, non lo senti arrivare, poi passa e vince la maratona".

Fuor di metafora?

"Baz è il comico che faceva il lettore multimediale a Colorado: ma come potrà fare radio? E oggi sono spekaer radiofonico su RDS e in radio mi ci trovo un gran bene. E poi: ma che ci fa Baz in un musical? Era un classico come Sette spose per sette fratelli".

Pubblico e critica apprezzarono, tanto che lei fece anche uno spettacolo intitolato "Ti rompo il musical".

"Sì, giocavo con gli stereotipi del musical e, con l'aiuto degli stessi collaboratori amici di oggi per Outsider, il compositore Erik Bosio e il co-autore Matteo Monforte, mi divertito a fare parodie, con musiche originali che rimandavano ai vari stili. Come il Cocciante di Notre Dame de Paris. Dai cazzeggi con questi miei due amici nascono tutti i miei spettacoli. Oggi qualche parodia la porto in tv, nel programma Only Fun in onda sul Nove".

A proposito di tv: come mai la comicità ci è ritornata alla grande?

"Ci sono cicli nella comicità, da sempre. C'è magari una generazione di comici che si esaurisce e perde un po' la spinta e ne arrivano di nuovi. Poi ci sono quelli che restano più degli altri. E tra di loro ci sono quelli che fanno ridere tutte le età e i ceti, non i guru".

Prima comico e poi cantante e showman: quando scoprì la voce?

"Ho sempre cantato da autodidatta, ma ovviamente la tecnica era un'altra cosa. Poi, quando avevo 23 anni sono andato a scuola".

Lei è di origini sarde: che rapporto ha con Milano?

"Milano è la città della comicità, del cabaret e degli studi televisivi dove si fanno cose

come Zelig e il Colorado che fu, come l'attuale Only Fun. A Milano mi sono esibito su tanti palcoscenici e approfitto per dire che quello del Carcano mi mancava. È un teatro storico della città, salirci è una soddisfazione".

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