Falso in bilancio, a Fiorani 3 anni e 6 mesi

Condannato l'ex amministratore delegato di Bpl accusato di falso in bilancio: pena raddoppiata rispetto a quanto chiesto dal Pm, i giudici  hanno invece assolto con formula piena altri tre manager della banca finiti sotto processo. Fiorani: "Sono allibito, non posso aver fatto tutto da solo"

Falso in bilancio, a Fiorani 3 anni e 6 mesi

Lodi - Condannato Gianpiero Fiorani, l'ex amministratore delegato di Bpl accusato di falso in bilancio: tre anni e mezzo di carcere è stato il verdetto del Tribunale di Lodi, che ha invece assolto con formula piena altri tre manager della banca finiti con lui sotto processo. La sentenza, la prima per Fiorani al termine di un dibattimento, è arrivata nel pomeriggio dopo un paio d'ore di camera di consiglio. Il collegio, presieduto da Adriana Garramone, ha inflitto all'ex banchiere il doppio della pena chiesta dalla Procura: da un anno e otto mesi, a tre anni e sei mesi. Invece sono stati assolti, "per non aver commesso il fatto", Giovanni Vismara, ex direttore del settore corporate management dell'istituto di credito (il pm aveva chiesto un anno e sei mesi), Giorgio Olmo e Aldino Quartieri rispettivamente ex vicepresidente ed ex sindaco della banca.

Per la vicenda, Fiorani per due volte si era visto respingere dai giudici la richiesta di patteggiamento a 3 e 4 mesi, mentre l'anno scorso in 10 erano stati prosciolti e in 12 erano usciti dal processo dopo aver patteggiato davanti al gup dai 2 ai 4 mesi (in continuazione con le pene già inflitte a Milano): tra questi l'ex direttore finanziario dell'istituto di credito Gianfranco Boni, l'ex presidente del cda Giovanni Benevento, l'ex vice presidente vicario Desiderio Zoncada e la banca stessa in qualità di ente giuridico (150 mila euro).

"Sono profondamente sorpreso. E' stata una cosa imprevista. Non posso aver fatto tutto da solo". E' il commento a caldo di Fiorani dopo la lettura del dispositivo in aula. "Sono sorpreso - ha proseguito - perché i lavori processuali si sono svolti in maniera molto equilibrata e non sono emerse, a detta di tutti, le mie responsabilità". "E' una sentenza esemplare e punitiva nei confronti di una sola persona", ha aggiunto l'avvocato Cesare Cicorella, uno dei suoi difensori, annunciando ricorso in appello. "Inoltre come poteva fare tutto da solo? Non posso credere che in un paese civile il reato di falso in bilancio relativo a una banca, con tutti i filtri e i controlli che ci sono, possa essere stato commesso da un amministratore delegato da solo".

Soddisfatto invece l'avvocato Paolo Grasso, legale di Quartieri: "Ho sempre avuto fiducia in questo Tribunale che, alla luce delle prove emerse in dibattimento, ha riconosciuto la piena estraneità del mio assistito". Secondo la ricostruzione dell'accusa, nei bilanci 2003-2004 dell'ex Bipielle non sarebbero state indicate una serie di operazioni, nascondendo così le perdite (circa 200 milioni di euro) e facendo, fra l'altro, figurare una solidità patrimoniale che in realtà la banca non aveva. Lo scopo sarebbe stato quello di "perseguire una strategia di sviluppo del gruppo creditizio ingiusta e illegittima" per consentire anche "di portare a termine importanti operazioni di espansione quali l'acquisizione" di Antonveneta.

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