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Famiglia, polaroid e Madonne barocche. La poetica di Gastel tra ritratti e memorie

Frigerio: "Nel creare il percorso è come se Giovanni mi guidasse con le note e gli appunti più privati"

Famiglia, polaroid e Madonne barocche. La poetica di Gastel tra ritratti e memorie
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E quindi "Tutto si allontana, tutto è nel vortice colorato, un urlo è la fine. Egli è oltre il vortice che ci attende"... È il 1968 e questi versi appartengono alla prima lirica giovanile scritta da Giovanni Gastel che egli intitolò La vita e che sembra aprire e chiudere il suo viaggio di artista che diede forma fotografica a quel "vortice colorato" di immagini fino a tramutarlo nella "sua vita". E che ancora oggi, a cinque anni dalla così prematura scomparsa, ne accompagna con forza e poesia il nome e la fama.

Come un salto all'indietro nel tempo "Giovanni Gastel. Rewind" è un'esposizione che rende omaggio alla grandiosa opera fotografica del maestro, proponendo a Palazzo Citterio, dal 30 gennaio fino al 26 luglio, oltre duecento scatti, di cui alcuni inediti, in una mostra realizzata da La Grande Brera, l'Archivio Giovanni Gastel e in collaborazione con l'Agenzia Guardans-Cambó. "Abbiamo cercato di fare qualcosa di nuovo - dice Uberto Frigerio, curatore dell'esposizione, oltre che primo assistente, collega e grande amico di Gastel - rispetto alle ultime due mostre molto importanti fatte da Giovanni: quella per i suoi quarant'anni di carriera curata da Germano Celant a Palazzo della Ragione a Milano e quella dei ritratti al Maxxi di Roma, curata da me e che è stata proprio la sua ultimissima: qui innanzitutto abbiamo suddiviso l'esposizione in sezioni tematiche".

Ecco allora la stanza con le foto di famiglia, il reparto con le polaroid, poi gli still life, i ritratti, le campagne di moda, persino una zona con le "Madonne barocche", ultimo progetto a cui Gastel, assieme allo stylist Simone Guidarelli, stava lavorando poco prima di mancare, non riuscendo purtroppo a portarlo a termine. "Nel costruire il percorso - continua Frigerio - è come se fossi stato suggerito proprio da Giovanni, attraverso i suoi appunti privati, le piccole note, gli scritti che poi abbiamo avvicinato alle immagini".

Non saranno esposte solo fotografie, ma anche gli oggetti personali, i libri, le sue poesie, gli strumenti di lavoro, come ad esempio gli ottocenteschi banchi ottici in cui sperimentava le polaroid, le macchine di medio formato, fino ai più recenti strumenti digitali e di post produzione. "L'idea di celebrare non solo la carriera da fotografo, ma in primis la persona di Giovanni - afferma Angelo Crespi, direttore generale della Pinacoteca di Brera - mi sembra il modo migliore per rendere onore a un grande artista che ha saputo essere libero e creativo e che tutti ricordano per l'umanità e l'empatia".

Una rassegna che consente anche di sottolineare il rapporto privilegiato tra Gastel e la sua città: "giovanni Gastel ha esaltato al massimo grado lo stile di Milano - continua Crespi - al tempo stesso rigoroso e audace". Vissuto in una famiglia storica di Milano, quella dei Visconti di Modrone, nipote del celebre regista cinematografico Luchino Visconti, ha saputo coniugare storia e cultura nella sua immaginifica estetica, fino a trasformarne i valori in una nuova dimensione etica che fosse non solo sviluppo e creazione del bello, ma anche insegnamento e guida verso un percorso di ricerca interiore alternativo da offrire a ognuno di noi. "Siamo estremamente felici di accompagnare Giovanni Gastel. Rewind, la prima grande mostra da quando papà ci ha lasciato - dice Marco Gastel, figlio del fotografo - Per noi rappresenta non solo una tappa fondamentale nella valorizzazione della sua opera, ma anche un atto di continuità nei confronti della sua eredità artistica e umana. A pochi anni dalla sua scomparsa - continua Marco - il suo lavoro si rivela a noi più vivo che mai: capace di parlare alle generazioni presenti con la stessa grazia, ironia e profondità poetica che hanno attraversato tutta la sua carriera".

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