Gli scienziati statunitensi della Scuola di Medicina Mount Sinai hanno scoperto che il 27% dei pazienti con ipertensione resistente alla terapia sono affetti anche da ipercortisolismo, una condizione caratterizzata dalla produzione eccessiva di cortisolo.
Questo ormone aiuta a regolare la risposta del corpo allo stress. Tuttavia, quando i suoi livelli rimangono elevati nel tempo, possono provocare gravi danni di salute. Lo studio, chiamato MOMENTUM, è stato pubblicato su “RevoScience”.
Quando si parla di ipertensione
Con il termine pressione arteriosa si indica la forza esercitata dal sangue contro le pareti dei vasi sanguigni come conseguenza dell’azione di pompa svolta dal cuore. Misurata in millimetri di mercurio (mmHg) la distinguiamo in sistolica o massima e diastolica o minima.
In un soggetto a riposo, normalmente, i valori della pressione sistolica (massima) sono compresi tra 90 e 129 mmHg. Invece i valori della pressione diastolica (minima) sono compresi tra 60 e 84 mmHg.
Si parla di ipertensione quando i valori sistolici sono costantemente superiori a 140 mmHg e quelli diastolici superano i 90 mmHg.
Le cause dell’ipertensione
Si distinguono due forme di ipertensione: primaria e secondaria. La prima condizione è espressione di fattori genetici e ambientali. La seconda, invece, è la conseguenza di malattie più o meno gravi.
- Cause di ipertensione primaria: predisposizione genetica, squilibri ormonali, sovrappeso, depressione, ridotto apporto di vitamina D, consumo eccessivo di caffeina, utilizzo di troppo sale in cucina
- Cause di ipertensione secondaria: gravidanza, patologie cardiache, glomerulonefrite, lupus eritematoso sistemico, sclerodermia, apnee notturne, diabete, disturbi endocrini.
Lo studio
L’ipertensione resistente si verifica quando la pressione arteriosa rimane costantemente alta anche dopo l’assunzione di tre o più farmaci.
I ricercatori hanno preso in esame 1.086 individui in 50 centri a livello nazionale, incluso il Mount Sinai Health System di New York. I partecipanti idonei sono stati sottoposti ad un test di soppressione del desametasone (un corticosteroide).
I livelli di cortisolo da monitorare
Ciò comportava l’assunzione di una dose serale di desametasone e il prelievo di sangue la mattina seguente per misurare i livelli di cortisolo. I pazienti con livelli di cortisolo superiori a 1,8 ug/dl sono stati classificati come “ipercortisolisti”.
I risultati dello studio
Tra i 1.086 soggetti sono stati individuati 297 individui affetti da ipercortisolismo, ovvero il 27% del gruppo. L’indagine ha altresì identificato i fattori di rischio della condizione e tra questi figura l’insufficienza renale.
Un’altra problematica legata all’ipertensione resistente è l’iperaldosteronismo primario che si verifica nel momento in cui il corpo produce troppo aldosterone. Circa il 20% dei partecipanti aveva questo disturbo e circa il 6% presentava sia ipercortisolismo che iperaldosteronismo.
Prospettive future
Le persone affette da ipertensione resistente hanno una maggiore probabilità di incorrere in eventi cardiovascolari gravi, come infarto e insufficienza cardiaca. Inoltre l’ipercortisolismo è collegato a complicazioni tra cui aumento di peso, perdita muscolare e diabete.
I risultati dello studio suggeriscono che i medici di famiglia e gli specialisti dovrebbero sottoporre i pazienti a rischio allo screening per
l’ipercortisolismo. Anche se sono necessari ulteriori approfondimenti, la ricerca può aprire la strada a nuovi trattamenti per abbassare la pressione quando le terapie standard non sono efficaci.