Ferie in tribunale, il fascicolo del delitto cambia 6 pm in un mese

L a giustizia? A Monza gira più veloce di una trottola. Almeno per un fascicolo, quasi da record, che in un mese esatto è riuscito a passare dalle scrivanie di ben sei magistrati diversi. Calcolatrice alla mano (ma il conto si può fare agevolmente anche senza) una media di cinque giorni a testa per risolvere l’enigma dell’estate brianzola. La morte di Elvira Monguzzi, la pensionata settantenne uccisa nella sua abitazione di via Spalto Piodo. Dal 28 luglio scorso, data dell’omicidio, il caso è rimbalzato da un ufficio all’altro per mezza Procura come un pacco Dhl. Praticamente un giallo «globe trotter». E a ogni tappa un aumento di carta e un lavoro da ricominciare da capo. Cose che capitano d’agosto, persino nel sesto tribunale d’Italia che per il resto dell’anno è classificato fra i più virtuosi della Penisola per celerità d’indagine e di processi. Ma «ubi maior minor cessat» e davanti alle ferie pure il morto ha dovuto adattarsi. Così come i carabinieri, incaricati delle indagini, che in queste settimane di super lavoro hanno fatto buon viso a cattivo gioco: caccia al colpevole e caccia al sostituto procuratore deputato a seguire la vicenda. Almeno per qualche giorno.
Mercoledì l’ultimo giro di valzer. Il fascicolo è arrivato nelle mani del pm Emma Gambardella. A lei saranno consegnati i risultati degli interrogatori di questi giorni che potrebbero essere gli ultimi. I militari dovevano ancora verificare alcuni alibi. Secondo la prima ipotesi, la donna, che abitava da sola in una vecchia casa di corte, sarebbe stata uccisa da qualcuno che la conosceva bene e che era in grado di aggirare la sua diffidenza nei confronti degli estranei. Al momento l’unico indagato resta il fratello Emilio Monguzzi i cui pantaloni sporchi di sangue sono stati inviati al Ris di Parma per le analisi. I risultati sono attesi per i primi giorni di settembre insieme a quelli su alcuni oggetti sequestrati all’interno dell’abitazione fra cui con ogni probabilità anche le armi del delitto. Come emerso dall’autopsia, la donna fu prima tramortita con un oggetto pesante, forse un peso di piombo, e poi soffocata con una vestaglia rinvenuta nel locale lavanderia situato al piano terra dove fu poi trovato il corpo. A dare l’allarme era stato proprio il fratello Emilio. Il primo a fare la macabra scoperta, ma ufficialmente anche l’ultimo a vedere Elvira Monguzzi viva.

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