Fiat, ecco il piano Chrysler Priorità a ecologia e profitti

Manca una settimana alla rinascita ufficiale di Chrysler. Il 4 novembre, nella «6 ore» di Auburn Hills (tanto durerà l’incontro con stampa e analisti), il ceo Sergio Marchionne toglierà il riserbo sui piani strategici e di sviluppo del gruppo americano entrato nell’orbita Fiat. In attesa di conoscere i progetti di Marchionne e come crescerà Chrysler tra il 2010 e il 2014, ogni giorno escono particolari più o meno inediti sulle sinergie italo-americane e sui prodotti che il risorto gruppo del Michigan si appresta a schierare. La stampa americana, solita a rilanciare con enfasi notizie già uscite in Italia, è molto attenta alle novità targate Torino che integreranno l’offerta propriamente Usa. Alla Fiat 500 (dal 2011) e all’Alfa MiTo (dal 2012), si unirà l’Alfa Milano (dal 2013), mentre il New York Times di ieri rilanciava su una spider e un Suv (base Grand Cherokee), sempre con il marchio del Biscione.
Man mano che i modelli di Torino arriveranno, osservava sempre ieri il Wall Street Journal, molti di quelli Chrysler finiranno di essere prodotti (tra questi è citato il Pt Cruiser e alcuni con marchio Dodge, come Viper). La casa americana affiderà invece a due best seller, come Jeep Grand Cherokee e Chrysler 300, di cui sono annunciate nuove versioni, la svolta. Il nuovo Grand Cherokee è stato mostrato la scorsa primavera al Salone di New York, mentre la grossa berlina ispirerà la futura ammiraglia italiana (forse Lancia). Dettaglio, questo, già confermato da Marchionne nei giorni scorsi, come quello che il gruppo italiano sfrutterà la tecnologia Usa nel campo dei motori V6 (l’unità prodotta negli Stati Uniti si chiama Phoenix e sviluppa 280 cavalli di potenza) per dare più pepe alla gamma europea, in particolare di Alfa Romeo.
L’esperienza di Torino nei motori ecologici garantirà invece a Chrysler una forte accelerazione «verde», con buona pace della Casa Bianca. La gamma di Auburn Hills beneficerà così del motore Fire di Fiat con in dote il sistema Multiair. Per le vetture che percorreranno in lungo e in largo gli Usa significa, rispetto ai motori compatti attuali (cilindrata di 1.4 litri), di in un incremento di potenza fino al 10% e del 15% di coppia, a fronte di una riduzione dei consumi (quindi delle emissioni di CO2) fino al 10%, che potranno scendere fino al 25% attraverso l’adozione dei turbocompressori. Ancora più vantaggi ci sono in termini di emissioni nocive, con un 40% in meno di emissioni di particolato e fino al 60% di riduzione delle emissioni degli ossidi di azoto. Il sistema Multiair, inoltre, sarà applicato anche ai motori di matrice Usa, come il 2.0 e il 2.4 litri a 4 cilindri. Per quanto riguarda l’auto elettrica, come spiegato da Marchionne, Fiat sfrutterà la ricerca e l’esperienza acquisita da Chrysler. Sembra, però, che almeno inizialmente l’auto elettrica Chrysler-Fiat sarà commercializzata solo nel territorio Usa. Marchionne, comunque, punta al ritorno all’utile operativo per la casa del Michigan in 24 mesi. «Gli americani amano i vestiti italiani. Se ameranno le auto italiane è tutto da vedere», scriveva ieri sul New York Times un analista di Credit Suisse, secondo il quale «il prodotto non sarà un problema. Il nodo è la percezione del marchio. A Volkswagen ci è voluto molto tempo e ancora non è dove vorrebbe essere».
Il titolo Fiat (-2,03% a 10,6 euro) è consigliato infine da Morgan Stanley insieme a quello di Peugeot. «Meglio spostarsi su queste azioni da Renault», suggerisce la banca d’affari.
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