Che legame c'è tra la giustizia climatica e la finanza sostenibile

Risolvere la disuguaglianza legata al cambiamento climatico è una delle sfide più importanti di questo tempo. Il concetto di giustizia applicato al cambiamento climatico

Che cos’è la giustizia climatica?

Il cambiamento climatico non è né democratico né giusto. Non è detto, infatti, che i Paesi o le persone che maggiormente producono inquinamento e maltrattano l’ambiente siano poi anche quelli che subiscono la furia dei disastri naturali. Anzi, molto spesso è vero il contrario: le zone e le persone più colpite dal cambiamento climatico sono spesso quelle che meno vi contribuiscono. Così le fasce di popolazione più svantaggiate, le comunità a basso reddito, quelle più dipendenti dalle risorse naturali e i Paesi meno industrializzati sono spesso le prime vittime della ribellione ambientale all’inquinamento umano. Inoltre, le generazioni future, che ad oggi non hanno nessuna responsabilità nel cambiamento climatico, saranno quelle che ne subiranno maggiormente i danni. In questo panorama, il raggiungimento di una giustizia climatica rappresenta una delle sfide più impegnative del nostro tempo.

Che cos'è la giustizia climatica?

Il concetto di giustizia climatica mette in relazione gli effetti del cambiamento climatico e i diritti umani di tutta la popolazione mondiale. Questo termine, quindi, viene usato per indicare come il cambiamento climatico (e tutto ciò che ne consegue) non sia solamente un problema di carattere ambientale, ma riguardi questioni etiche e politiche. Alla base del concetto di giustizia climatica è ben salda la consapevolezza che a subire le più gravi conseguenze dei cambiamenti ambientali siano coloro che hanno contribuito in misura minore a crearli. Il rapporto Climate change and social justice: an evidence review spiega la giustizia climatica come la necessità di “garantire, sia collettivamente che individualmente, la capacità di prepararci, rispondere e riprenderci dagli impatti del cambiamento climatico e le politiche per mitigare o adattarsi ad esso, tenendo conto delle vulnerabilità, delle risorse e delle capacità esistenti e previste”.

Il Rapporto Climate justice: how did we get here?, redatto dalla Joseph Rowntree Foundation (JRF), un ente benefico che conduce ricerche e studi sulla povertà nel Regno Unito, ha definito la giustizia climatica come la capacità di collegare “i diritti umani e lo sviluppo, per raggiungere un approccio incentrato sull’uomo, salvaguardando i diritti dei più vulnerabili e condividendo gli oneri e i benefici del cambiamento climatico e la sua risoluzione in modo equo”.

Giustizia e vulnerabilità

Nel tempo il concetto di giustizia climatica è stato interpretato seguendo varie dimensioni: giustizia distributiva, intergenerazionale e contenzioso climatico. La prima dimensione si riferisce al principio della consapevolezza comune nel cambiamento climatico, ma differenziata negli oneri a seconda della responsabilità storica nel contribuire o meno a creare il riscaldamento globale. La giustizia intergenerazionale si riferisce, invece, alla sua dimensione temporale, che riguarda lo sviluppo degli effetti negativi dell’inquinamento di oggi sulle generazioni di domani. Un’altra dimensione di questo concetto riguarda il contenzioso climatico, cioè le azioni legali su questioni di diritto legate al cambiamento climatico.

L’obiettivo principale della giustizia climatica è rappresentato dal tentativo di ridurre le disuguaglianze tra i Paesi e le persone che maggiormente subiscono gli effetti del clima e quelli che sono meno vulnerabili. A determinare lo svantaggio climatico, spiega un Rapporto della JFR, non interviene solo il grado di esposizione di una persona o di un Paese al pericolo di essere vittima dei disastri ambientali, ma anche la vulnerabilità, che riguarda il modo in cui gli eventi esterni siano in grado di modificare il benessere: “Un individuo o un gruppo- si legge nel rapporto- è più vulnerabile se è meno in grado di rispondere agli stress posti sul suo benessere”. Ad influire sul benessere della persona sono sicuramente gli impatti negativi degli eventi meteorologici. Ma non solo. La misurazione della vulnerabilità, infatti, dipende sia da fattori ambientali, che da fattori personali e sociali, che contribuiscono a convertire gli eventi climatici in perdita di benessere. I fattori ambientali sono rappresentati del rischio di abbattimento di eventi climatici estremi in una particolare zona del mondo, mentre nei fattori personali rientrano l’età e la salute e in quelli sociali la disuguaglianza di reddito.

I principi della giustizia climatica

Il concetto di giustizia venne legato al cambiamento climatico nel corso della Sesta Conferenza delle Parti dell’Onu del 2000. Successivamente, nel 2002, le principali organizzazioni internazionali ambientaliste adottarono i Bali Principles of Climate Justice, che riconoscono come il cambiamento climatico sia “causato principalmente dalle nazioni industrializzate e dalle società transnazionali”, mentre “gli impatti del cambiamento climatico sono avvertiti in modo sproporzionato dai piccoli Stati insulari, dalle donne, dai giovani, dalle popolazioni costiere, dalle comunità locali, dalle popolazioni indigene, dai pescatori, dai poveri e dagli anziani”. Partendo da queste considerazioni, i rappresentanti delle organizzazioni pro-ambiente definiscono alcuni principi fondamentali relativi alla giustizia climatica.

Tra gli altri il documento afferma la responsabilità dei governi nell’affrontare i cambiamenti ambientali, tenendo presente la norma di una responsabilità comune, ma differenziata in base alla creazione del riscaldamento globale da parte dei singoli Paesi. Inoltre, viene sottolineata la necessità della partecipazione alle decisioni, con un ruolo fondamentale, delle comunità maggiormente colpite dagli effetti degli eventi meteorologici, e il riconoscimento del principio del debito ecologicoche i governi industrializzati e le società transnazionali devono al resto del mondo come risultato della loro appropriazione della capacità del pianeta di assorbire i gas serra”. Per questo, la giustizia climatica deve proteggere i diritti delle vittime del cambiamento climatico.

Un Rapporto della JFR prende invece in considerazione i seguenti sette principi, ritenendoli alla base della giustizia climatica:

  1. Rispettare e proteggere i diritti umani;
  2. Sostenere il diritto allo sviluppo;
  3. Condividere oneri e benefici in modo equo;
  4. Garantire trasparenza, responsabilità e partecipazione alle decisioni sui cambiamenti climatici;
  5. Evidenziare parità ed equità di genere;
  6. Sfruttare il potere dell’istruzione;
  7. Utilizzare partenariati efficaci per garantire la giustizia climatica;

In tutte le sue sfaccettature la giustizia climatica mira a unire la necessità dello sviluppo all'attenzione ai diritti umani e le azioni ambientali al riconoscimento del debito di alcuni Paesi, maggiormente responsabili del cambiamento climatico, verso le vittime degli eventi meteorologici estremi. Negli ultimi anni, questo tema è finito al centro dell'agenda mondiale e ha permesso di delineare la via verso la quale indirizzare le politiche degli Stati, che intendono ridurre le emissioni di gas serra e il riscaldamento globale. La lotta alle disuguaglianze ambientali e il raggiungimento della giustizia climatica rappresentano la sfida principale di questo tempo, sia dal punto di vista politico, che dal punto di vista ambientale e sociale.

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