La finanza sostenibile alla prova dei mercati asiatici

I criteri Esg fanno timidamente capolino in Oriente: tanti i ritardi rispetto allo scenario europeo

La finanza sostenibile alla prova dei mercati asiatici

I mercati finanziari asiatici sono un banco di prova fondamentale per i critesi Esg e la loro applicazione su larga scala. L'ambiente, la sostenibilità e le scelte sulla governance delle grandi aziende sono categorie con cui si dovranno misurare i grandi player della scena orientale. Una necessità utile sia per per intercettare le tendenze del mercato sia per garantire l'apporto di investimenti guidati dai fondi presenti negli Stati Uniti o sul Vecchio Continente: realtà sempre attente all'andamento dei mercati dei Paesi del continente asiatico.

La Cina, l'India e le realtà confinanti rappresentano un contesto capace di garantire sempre rendimenti interessanti. Margini e realizzi che dovranno riuscire a coniugare la storica vivacità con il rispetto delle risorse ambientali e la tutela dei diritti dei lavoratori impiegati nel ciclo produttivo. Fenomeni che saranno misurati e raccontati nelle relazioni non finanziarie destinate agli investitori che anche le società quotate asiatiche dovranno produrre.

La sfida non riguarda solo Paesi tradizionalmente considerati in via di sviluppo. Anche il Giappone, colosso dell'economia planetaria, non avrebbe ancora sviluppato la necessaria attenzione verso la finanza sostenibile. A spiegarlo sono alcune indagini condotte da Bloomberg negli ultimi mesi: report che hanno anche evidenziato come nel corso del 2021 il trend si sia nettamente invertito facendo segnare rilevanti tassi di incremento degli investimenti sostenibili secondo le categorie impiegate in Occidente.

La poca attività sui mercati Esg è stata confermata da Hiro Mizuno, ex presidente del più grande fondo pensione del Sol Levante. Esperto che da un paio di anni ha iniziato a focalizzarsi solo su piani di investimento amici dell'ambiente e di uno sviluppo sostenibile. Azione alimentata anche dalla voglia di smentire quello che una volta ebbe a raccontare l'ex segretario generale delle Nazioni unite Kofi Annan, che considerava l'Asia come un grande deserto per gli investimenti sostenibili. La nuova tendenza ha comunque contagiato un numero basso di operatori. La Corea del Sud e il Giappone secondo il report prodotto dall'Alleanza globale per gli investimenti sostenibili continuano a classificarsi dietro realtà come la Svezia. Un dato capace di riassumere le tante differenze che ancora corrono tra Vecchio Continente e Stati affacciati sul Pacifico.

La situazione potrebbe cambiare radicalmente già nei prossimi mesi. Alcune recenti assemblee degli azionisti sono state testimoni della presentazione di documenti in cui si chiedeva l'immediata adozione di criteri capaci di tutelare l'ambiente. Questo è successo sia in società finanziarie giapponesi sia in società come la J-Power, il colosso nipponico del mercato energetico e grande consumatore di carbone. Le richieste degli investitori non hanno lasciato indifferente il regolatore pubblico. L'Autorità dei Servizi finanziari giapponese ha comunicato di avere allo studio una proposta per rendere univoche le catogorie e le metodologie per classificare come sostenibili mercati o singoli prodotti finanziari. Una ricerca dell'ordine che viene promossa anche in Europa. Una regolamentazione utile che gli elementi riconducibili alla sostenibilità siano solo un orpello ad uso e consumo di un marketing avulso dai sottostanti di riferimento.

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