Fmi, il costo della crisi scende a 3.400 miliardi

Il Fondo internazionale rialza dell'0,6% le stime sulla crescita dell’economia mondiale nel 2010: "La stabilità finanziaria globale è migliorata, ma i rischi restano alti". Migliorano di 600 miliardi di dollari le perdite causate dalla crisi

Fmi, il costo della crisi scende a 3.400 miliardi

New York - Le perdite della crisi, fra il 2007 e il 2010, ammonteranno a circa 3.400 miliardi di dollari, un dato migliore di 600 miliardi di dollari rispetto alla valutazione precedente dell’Fmi. Nel Global Finacial Stability Report, l’Fmi ha fatto sapere che "la stabilità finanziaria globale è migliorata, ma i rischi restano alti". Sono state, infatti, rialzate le stime sulla crescita dell’economia mondiale nel 2010, portandole a +3,1% dall’inizialmente stimato +2,5%. Anche la crescita mondiale di quest’anno viene corretta al rialzo e passa da -1,4% a 1,1%.

Migliora la stabilità finanziaria Il miglioramento della stabilità finanziaria viene da "azioni senza precedenti e segnali di ripresa economica. Eppure il rischio generale resta alto ed è pure significativo anche il rischio di ricadute. Le nostre stime sulle perdite globali per la crisi per il periodo 2007-2010 ora si attestano approssimativamente a 3.400 miliardi di dollari (circa 600 miliardi di dollari in meno rispetto all’ultima stima del GSFR), grazie alle migliorate garanzie valutarie". Il rapporto indica che "le istituzioni finanziarie continuano a dover affrontare tre sfide principali: la ricostituzione dei capitali, il rafforzamento dei guadagni e lo 'svezzamento' dai supporti forniti dai fondi governativi" messi in campo per affrontare la crisi. E per i policymaker ci sono «considerevoli sfide a breve termine. Fra queste, garantire una crescita del credito per sostenere la ripresa economica; ideare adeguate exit strategy e gestire la crescita dei rischi da indebitamento pubblico".

Svalutazioni finanziarie ridotte "Le svalutazioni finanziarie hanno cominciato a ridursi, ma il deterioramento del credito continuerà a guidare le perdite sui prestiti nei prossimi anni. Le valutazioni delle banche sui prestiti alle imprese e le cartolarizzazioni sono ammontate a 1.300 miliardi di dollari fra metà 2007 e metà 2009. Stimiamo che 1.500 miliardi di potenziali nuove perdite da qui alla fine del 2010 non siano ancora riconosciuti. La capitalizzazione e le previsioni per le banche sono comunque migliorate significativamente dall’ultima stima. Non ci aspettiamo che le svalutazioni superino la capitalizzazione". La crescita del credito al settore privato "continua a contrarsi nelle maggiori economie per la debole attività economica e la riduzione delle garanzie ipotecarie" con conseguente riduzione del merito di credito.

I rischi delle economie emergenti Per quanto riguarda le economie emergenti, i rischi si stanno riducendo "a seguito delle forti misure di politica economica. Asia e America Latina hanno beneficiato della stabilizzazione dei mercati". Comunque "il rischio default nel rifinanziamento del settore imprenditoriale resta relativamente alto". Il Fondo affaccia l’ipotesi di pressioni rialziste sui tassi d’interesse a causa del "trasferimento del rischio dal settore privato ai bilanci pubblici", pressioni che possono realizzarsi "senza credibili impegni dei governi sulla sostenibilità a medio termine". Mentre "i rischi sistemici sono diminuiti, le sfide politiche restano significative. I policymaker devono assicurare sufficiente crescita del credito per sostenere la nascente ripresa economica; approntare exit strategy adeguate; gestire i rischi dovuti alla pressione sui bilanci pubblici e mantenere un equilibrio fra regole e mercato per ridurre futuri rischi di sistema. Nel medio termine dovranno cercare di restaurare disciplina di mercato, reindirizzare i rischi, istituire un approccio macroprudenziale e rafforzare le istituzioni finanziarie transnazionali".

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