Fuga di gas, bimbo salva sorelle e genitori

Un filippino di 10 anni ha chiamato il 118 quando si è accorto che i
suoi famigliari erano rimasti intossicati Indagini in corso: a causare
l’incidente nell’abitazione sarebbe stato il malfunzionamento della
canna fumaria

Juan, 10 anni, è un piccolo eroe. Questo bambino filippino, infatti, l’altra notte ha salvato tutta la sua famiglia da morte certa chiamando il 118. Il papà 40enne, la mamma di un anno più giovane del marito e le due sorelle di 18 e 15 anni se ne stavano andando tutti silenziosamente all’altro mondo dopo aver respirato delle esalazioni di monossido di carbonio che li hanno storditi. Al punto che gli operatori sanitari, quando sono arrivati sul posto, hanno trovato il bambino ancora attaccato al telefono e tutti gli altri semincoscienti in soggiorno. Così li hanno trasportati d’urgenza al San Paolo: la telefonata al 118 di Juan, che accortosi che i suoi cari erano in preda a un malessere collettivo ha pensato bene di lanciare l’allarme, è stata davvero provvidenziale. Se il bambino non avesse agito con tempestività, infatti, a poco a poco avrebbe perso i sensi anche lui e, molto probabilmente, quella dell’intera famigliola sarebbe diventata una tragedia. E invece, non appena i filippini sono giunti in ospedale, i medici hanno accertato che le loro condizioni non erano gravi anche se sono stati tutti ricoverati. Nell’appartamento, intanto, è arrivata anche la polizia e si è scoperto che a causare la perdita di monossido sarebbe stato il malfunzionamento di una canna fumaria.
Il fatto è avvenuto intorno alle 2.30 in un complesso residenziale di via Savona, tre palazzi (A, B e C) tra i sei e gli otto piani dove ci sono anche quattro appartamenti per ciascun piano. Della famiglia di filippini, residente al quarto piano del palazzo A, parlano tutti bene. «Sono persone gentili e molto educate, non si sentono quasi, neanche il ragazzino. Infatti stanotte (ieri per chi legge, ndr) nessuno si è accorto di nulla sino a quando non sono arrivate le ambulanze» spiega una vicina.
«Lo stabile ha una caldaia centralizzata che è praticamente nuova, l’impianto è stato rifatto da poco, da alcuni mesi. Non capisco proprio cosa possa essere successo...». Andrea B., titolare di un’autofficina che si trova proprio al pianterreno dello stabile e che, come la maggior parte dei condomini, non era a conoscenza di quello che era accaduto nella notte.
«Una volta respirato, il monossido di carbonio si lega all’emoglobina con una affinità che è 220 volte superiore a quella dell’ossigeno e formando un composto inattivo fisiologicamente che viene chiamato carbossiemoglobina - ci spiega proprio un medico del 118 -. Questa sostanza, al contrario dell’emoglobina, non è in grado di garantire l’ossigenazione ai tessuti, in particolare al cervello ed al cuore».
Pertanto la morte sopravviene per asfissia. In caso di intossicazione, quindi, bisogna immediatamente portare all’aria aperta il soggetto colpito, perché la respirazione di aria arricchita di ossigeno aiuta l’eliminazione del monossido.
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