Gattuso: "La mia Italia finisce al mondiale Magari tornerò da ct..."

Era il ventiquattresimo della truppa e sotto sotto ci aveva sperato. Ma da ieri sera, quando si è imbarcato sul volo per Monaco di Baviera da dove poi proseguirà per Cagliari, il sogno mondiale di Andrea Cossu è finito. De Rossi invece è ormai recuperato per il Paraguay, visto che ieri nell’ultimo allenamento prima della partenza per Città del capo ha lavorato con il gruppo. «Spero sia il suo Mondiale - l’auspicio di Pazzini -. Quattro anni fa è stato molto criticato, mi auguro che ora riesca a dimostrare tutto il suo valore».
E mentre il presidente Abete chiede chiarimenti alla Fifa per la gaffe della cerimonia di apertura, nella quale è stato il calciatore francese Vieira a riconsegnare la Coppa e non un rappresentante dell’Italia, sulla rassegna sudafricana si abbatte il ciclone Gattuso. Lo sbarco mediatico di Ringhio regala quarantacinque minuti di show, in pratica un tempo di una partita, quello che potrebbe giocare domani contro il Paraguay dopo essere stato considerato da molti un ex calciatore. E un annuncio che tocca subito le corde dei sentimenti: «Con questo Mondiale chiudo con l’Italia, a 33 anni è giusto lasciar spazio ai giovani e a chi ha più benzina. Magari tornerò un giorno per allenarla...».
Per il Sudafrica il serbatoio del milanista è ancora mezzo pieno, di fronte allo scetticismo generale e ai tanti dubbi che suscita questa Nazionale, Gattuso è lo spot migliore per ridare orgoglio e credibilità al gruppo azzurro. Lui che per carattere vuole sempre essere in campo, pur con qualche problema fisico. «Mi sono rovinato da solo, sottovalutando l’infortunio al ginocchio dell’anno scorso - ha ricordato Rino -. Sono venuto a fare la Confederations con mezza gamba, poi tornato a Milano, spesso ho giocato con antinfiammatori e con dolore, sbagliando. Ora va meglio perchè mi sveglio al mattino e il ginocchio non è più bastardo. Ciò mi fa pensare che va meglio, la voglia c’è: senza entusiasmo io sono un giocatore di terza categoria. E qui in Nazionale mi sento importante. Che Lippi mi porti sempre è onore, la gioia più bella è questa maglia, sarei venuto anche se mi avessero detto di portare l’acqua». Già, ma lui è una sorta di capitano non giocatore. «No, di capitano ce n’è uno ed è Cannavaro. Io mi sento uno del gruppo, non ho capito se giocherò con il Paraguay ma sono a disposizione per dare una mano alla squadra. Perché se abbiamo vinto in Germania era perché eravamo in 23 con una sola testa».
Parla di gruppo, di compattezza, facile l’accostamento all’Unità d’Italia più volte invocata in questi giorni e alle polemiche con i politici. «Penso che a fare come me e a dire sempre la verità, molti apprezzano e altri ti strumentalizzano: se dici cose sbagliate, i politici ti sparano a zero. Molti giocatori non parlano di politica, non capisco perchè loro invece facciano il contrario ogni volta che c’è una manifestazione internazionale».
Il suo nome è stato accostato a quelli di Cannavaro e Lippi per un suo trasferimento a Dubai. «Io ho ancora due anni di contratto, ma non è un problema di soldi perché grazie a Dio e al Milan ne ho guadagnati tanti. Dite che a Dubai c’è il mare, sapete che sono stato io l’artefice del passaggio di Fabio Cannavaro all’Al Ahli, ma io posso anche andarmene a pescare con una barca a Schiavonea. Bisogna capire quale sono i progetti, perché ho passato un anno brutto e a rivivere certe situazioni non ci penso proprio. Ma in questo momento conta solo il Paraguay che ha giocatori che corrono avvelenati».
Ed ecco la ricetta per un bis azzurro, che poi è la solita, il gruppo. «Noi in vetrina dobbiamo mettere la compattezza. Cassano, Totti, Balotelli? A parte che già paragonare Balotelli a Totti..., quante pagnotte deve mangiare l’interista. Antonio lo sa che si è rovinato da solo il rapporto con la Nazionale, con i suoi comportamenti sbagliati. Detto questo, sapete come Lippi punti su un gruppo coeso, non vuole gente che si faccia i cavoli suoi. E mi pare che il risultato sia ok. Penso a Pirlo, un figlio di p... dalla faccia triste che è in pensiero sul serio e che sta lavorando sette ore al giorno per recuperare». Ce la farà per la Slovacchia.
L’ultimo pensiero è per le gioie che regala questo Mondiale: «C’è un clima splendido, è un Paese che non merita tutti questi problemi di sicurezza. Quanto a me, che non possano venire moglie e figli è praticamente un sollievo, almeno non c’è la preoccupazione. Oggi c’è Skype che ti fa sentire vicini. E poi per un mese si può stare lontani dalla famiglia, siamo qui per un obiettivo importante, mica per pettinare le bambole...».

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