«Abbiamo voluto raccontare gli amati luoghi della sua vita»

Un libro su Giuseppe Mazzini oggi, a centoquaranta anni dalla morte: quale è il suo senso, quali giustificazioni può avere? Dipende dalla prospettiva che si intende adottare. Quando si è trattato di organizzare questo volume, la scelta non è stata facile, proprio perché soprattutto in questi ultimi anni Mazzini, benché esposto anche lui ai colpi di un certo revisionismo storiografico interessato a demolire il pensiero rivoluzionario comunque declinato, è stato oggetto di molte riconsiderazioni, motivate il più delle volte non solo da un interesse di studio ma anche dagli agganci che larga parte della sua riflessione offriva all'attualità, e non solo a quella italiana. E alle riconsiderazioni, nel clima delle recenti ricorrenze centocinquantenarie e bicentenarie (nel 2005 sono stati celebrati i duecento anni dalla nascita), si sono spesso accompagnate le esaltazioni e le riscoperte, perché si è voluto mettere in primo piano il suo ruolo di fondatore del patriottismo italiano dell'Ottocento.
Ci siamo dunque prefissi di provare a raccontare la vita di Mazzini non attraverso l'ennesima biografia – ce ne sono tante, alcune eccellenti, altre più o meno discutibili – ma proponendone una ricostruzione che, avvalendosi di una struttura più agile e, se vogliamo, meno consueta, ossia avente come filo conduttore il nesso tra i luoghi della vita e il processo di maturazione del personaggio, mettesse in evidenza la ricchezza e la attualità della personalità di Mazzini, sotto il profilo sia intellettuale che politico, e in un contesto che non fosse quello delimitato dal perimetro della lotta per il raggiungimento dell'indipendenza e dell'unità nazionale. Per conferire al presente volume questo taglio, Mazzini andava ripensato come teorico, certo uomo dai grandi interessi culturali, e soprattutto come un antesignano della cittadinanza europea. Tra gli appellativi che spesso sono serviti a caratterizzarne il pensiero, quello di «profeta» è uno dei più ricorrenti ma anche dei più ambigui perché aggiunge alla dimensione del precursore quel tanto di mistico che troppo spesso è stato oggetto di fraintendimenti; riferito alla pre-visione dell'Europa delle libere nazionalità unite in un rapporto di fratellanza, il profetismo mazziniano assume un altro significato, certamente meno trascendente.
Mazzini, dicevamo, appartiene senza dubbio alla storia del patriottismo italiano; si può anzi affermare con un buon margine di sicurezza che egli ne sia il primo e il maggiore teorico.

Ora, si è mai visto sotto tutte le latitudini un patriota così tremendamente scisso da non amare la propria patria? Tuttavia, come si faceva notare già nel corso dell'Ottocento, amare la propria patria non vuol dire odiare la patria altrui, tanto più se questa patria la si concepisce non come una realtà a se stante e auto centrata, ma come il modulo di base di un più ampio e complessivo progetto tale, alla fine, da raccogliere uomini e donne di tutto il mondo sotto la bandiera di una democrazia partecipata e condivisa..

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