Napolitano: «Qui il futuro è in atto»

«Questa è una città che conosco bene, che considero tra le più belle e, in questo momento, tra le più fervide di iniziative»: inaugura così il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano la sua visita a Genova, la prima dal giorno dell’elezione, a parte l’esordio affettivo nella «sua» Napoli. La ragione dell’incontro privilegiato è lo stesso Napolitano a precisarla: «Mi sono sentito in dovere di venire per la cerimonia conclusiva della mostra sui 60 anni dell'Assemblea Costituente che nella mia precedente veste di presidente della Fondazione della Camera ho proposto, ideato e contribuito a realizzare». Ad accogliere il Capo dello Stato, fin dal suo arrivo in prefettura, oltre al prefetto Giuseppe Romano (che si assume la responsabilità di infrangere il servizio d’ordine e far entrare giornalisti e fotografi), ci sono tutte le massime autorità locali e regionali, e il cardinale Tarcisio Bertone, cui il presidente conferisce l'onorificenza di Cavaliere di Gran Croce. Subito dopo, il contatto diretto con la gente, che il Capo dello Stato, nonostante la rigidità del cerimoniale e le cautele del servizio di sicurezza, non rifiuta: una piccola folla si raccoglie davanti a Palazzo Spinola e lungo il percorso verso la Casa di Mazzini e, successivamente, Palazzo Ducale, vuole salutare il presidente, e lui risponde con cenni di saluto e strette di mano. Ultima tappa della mattinata al Ducale, per la mostra «Tempo moderno da Van Gogh a Warhol - Lavoro, macchine e automazione nelle arti del '900»: a giudizio di Napolitano «è una magnifica combinazione e sintesi di arte e lavoro, la testimonianza dell'evolversi del mondo del lavoro». Prima di ritirarsi in prefettura per il pranzo, conferma ancora una volta la sua fiducia in Genova: «Qui il futuro è in atto». Pomeriggio dedicato invece al Galata Museo del mare, e soprattutto alla mostra sull’Assemblea Costituente, guidato dal presidente del consiglio regionale Mino Ronzitti. Ultima tappa, in battello, nel porto e alla Marina Genova Aeroporto, che realizzerà l’approdo turistico a Sestri Ponente. Da lì, il ritorno nella capitale, al Quirinale «dove - confessa il presidente - voglio assistere alla partita dell’Italia in televisione». Il compiacimento dell’omaggio fatto alla città viene messo in rilievo nelle dichiarazioni delle autorità istituzionali (pur rischiando pericolosamente di sconfinare nell’agiografia). Chi non casca negli incensamenti è il capogruppo di An Gianni Plinio: «Proprio nella giornata in cui Napolitano visita la Mostra sulla rinascita del Parlamento - afferma Plinio -, è di sconcertante gravità che si consenta a gruppi dell'ultra sinistra di festeggiare il 30 giugno 1960 come giorno simbolo della Genova antifascista facendo, in tal modo, apologia di reato ed inneggiando ad un fatto gravemente antidemocratico, sedizioso ed eversivo». Il riferimento è alla iniziativa del Circolo 30 giugno che ha organizzato un dibattito dal titolo «Chi ha paura dell'antifascismo?» per ricordare la rivolta di piazza di 46 anni fa che impedì la celebrazione a Genova del congresso nazionale del Movimento sociale italiano guidato da Arturo Michelini, congresso regolarmente autorizzato e poi cancellato sotto la spinta della piazza. Nel ricordare che «quei tumulti provocarono 162 feriti tra le Forze dell'ordine», Plinio sottolinea che «evidentemente c'è ancora, a sinistra, chi ritiene che sia un comportamento democratico chiudere, con la violenza, la bocca degli avversari».

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