Cultura e Spettacoli

"Giù le mani dal Signor G Gaber mai di sinistra"

Il Teatro Canzone di Viareggio. Gli artisti ricordano il Signor G: "Non è mai stato un militante di partito". La sinistra vuol appropriarsi dell'icona: accorrono veltroni e Bertinotti 

"Giù le mani dal Signor G 
Gaber mai di sinistra"

nostro inviato a Viareggio

Infatti Lucio Dalla lo dice subito: «Bertinotti e Veltroni recitano insieme il testo di Qualcuno era comunista di Giorgio Gaber? Allora hanno finalmente capito da lui che bisogna imparare a mettersi in gioco». Intanto spieghiamo. A Viareggio ieri è iniziato il Festival Gaber, che è un evento unico perché ogni anno ridà nuova vita al Teatro Canzone del Signor G, invitando alla Cittadella tanti artisti superlusso che interpretano anche il suo repertorio. Ieri sera, tra gli altri: Sergio Cammariere, Luca Carboni, Lucio Dalla, Marco Alemanno ed Enrico Bertolino, oltre al famoso duetto dei famosi politici moderati (si fa per dire) da Curzio Maltese. Invece stasera: Gianna Nannini, Ivano Fossati, Morgan, Mercedes Martini, Dario Vergassola oltre a un intervento di Mario Monicelli (e domani sera ci sarà un memorial dedicato alle vittime della Stazione). «Ci fosse anche Gaber – ha spiegato Enzo Iacchetti che qui è il presentatore – avrebbe settant’anni, ma sarebbe un ragazzino». In poche parole, il Festival è un terreno franco sul quale si ritrova il meglio della nostra canzone a dimostrazione che Gaber era così sganciato dai fanatici settarismi del suo tempo da poter diventare un luogo d’incontro per tutti. Il duty free della coscienza italiana, immancabilmente libero da ogni ideologia e pioniere del buon senso. E d’altronde solo Gaber avrebbe potuto mettere insieme Veltroni e Bertinotti, che in politica non se le sono mai mandate a dire ma che ieri sera hanno fatto insieme il loro esame di coscienza en plein air: «Qualcuno era comunista perché non gli avevano detto tutto». «Gaber non è mai stato schierato e non potrebbe essere altrimenti», conferma anche Sergio Cammariere. Quando iniziò a creare il Teatro canzone, Gaber diventò un idolo della sinistra, anche di quella che allora menava duro. Poi scrisse Quando è moda è moda (Non sono più compagno né femministaiolo militante/ io sono diverso e certamente solo/ quando è merda è merda/ non ha importanza la specificazione) e poi, peggio ancora, Io se fossi Dio, che gli valsero l’irrevocabile scomunica della casta degli intellettuali. Al suo funerale, tanto per dire, non ce n’era neanche uno, anche perché la moglie di Gaber, Ombretta Colli, si era addirittura permessa di candidarsi (eletta per di più) con Forza Italia. Dopo, la cristallizzazione della memoria ha cancellato i particolari meno convenienti e ancora poche settimane fa (il 28 aprile) Repubblica ha definito Gaber «icona della sinistra», anche se poi a introdurne la lezione nelle scuole italiane ci ha pensato solo il ministro Gelmini. «In realtà – dice Dalla, che ha il dono della descrizione fotografica - era un uomo libero, che aveva come interlocutore privilegiato la borghesia, di cui criticava i limiti. E la borghesia apprezzava, mica fischiava». Dalla, un altro della nostra canzone che sopravviverà ai tempi, ricorda che «io tornavo a Milano da concertini in periferia e lui faceva mesi di esaurito al Lirico: e fuori vedevo donne ingioiellate e impellicciate che si erano divertite anche se lui le aveva appena prese in giro. Gaber era tutto tranne che un militante di un’idea politica precisa». Però oggi è tirato per la giacchetta anche da chi per decenni lo ha ignorato oppure, peggio, tirandogli di tutto sul palco durante i suoi recital. «È perché – spiega Luca Carboni – è un artista che ha fatto pensare. Ma gli artisti così non hanno connotazioni politiche e devono rimanere dove sono: in campo libero». Sarà per questo che ieri sera Veltroni e Bertinotti si sono incrociati proprio sulla rotta di Gaber: si sono trovati lì dopo anni di contrasti proprio perché Gaber è «altro» e rende possibile il confronto senza impastoiarsi nella dottrina. Altrimenti, figurarsi, avrebbero battibeccato pure su di lui. «Sono due disoccupati», ha detto Iacchetti scherzando ma non troppo. In ogni caso, il repertorio di queste due sere è stellare, dalla quasi dimenticata Due donne cantata da Sergio Cammariere fino a Far finta di essere sani interpretata sia da Carboni che da Ivano Fossati. «Lui è un esempio immortale e invidiabile di vera libertà di espressione e non ha mai lasciato che di questo si appropriasse nessuna fazione politica», dice Gianna Nannini che qui alla Cittadella stasera canterà Porta Romana, anno di grazia 1963, cinque anni più vecchia di quella Torpedo blu con cui Dalla ha chiuso ieri la prima serata dopo aver dato la definizione forse perfetta: «Gaber era un anarchico che cercava la qualità». Dopotutto è proprio così. 

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