Scusate se ne parliamo solo oggi, la notizia gira da un paio di giorni, ma nel weekend eravamo in montagna, sulla Grigna - tra l'altro non vi dico: due giorni di merda, io che saltellavo come un ungulato da una cengia all'altra mentre mia moglie arrancava come una zavorra, quale peraltro è - e insomma, abbiamo letto di questo nuovo fenomeno, ovviamente inesistente, inventato dalle alpo-femministe e da Radio Deejay che l'ha lanciato sui social, che si chiama "divorzio alpino". Video e testimonianze di donne che raccontano di essere state abbandonate dai partner durante escursioni in montagna, da cui emerge uno schema ricorrente: lui che procede veloce, lei che resta indietro in mezzo ai pericoli; alla fine, loro che si lasciano.
Noi, che abbiamo vissuto tragici fenomeni di altro tipo, noti come "divorzio marino" (perché lei corre sempre in acqua lasciandoci indietro a leggere i giornali sul lettino?), abbiamo subito pensato a una tendenza patriarcale e maschilista: lo sanno tutti che le donne sono forti, indipendenti, non hanno bisogno del nostro aiuto e semmai è l'uomo a non accettare di essere lasciato indietro.
E poi c'è venuto in mente un bellissimo racconto breve, del
1893, dello scozzese Robert Barr in cui un uomo tenta di uccidere la moglie durante un'escursione in montagna.Si intitola, guarda caso, An Alpine Divorce, Un divorzio alpino. E come sempre, è lei a incastrare lui.