Gioco teatrale, divertimento e lieto fine: applausi per il «Falstaff» di Zeffirelli

Pubblico entusiasta per l'ultima opera di Verdi che ha aperto la stagione 2010 del Teatro dell'Opera di Roma. Il melodramma è tratto dalle «Allegri comari di Windsor» di Shakespeare. Protagonista Renato Bruson che ha convinto tutti con il suo piglio sicuro

Applausi intensi e convinti per «Falstaff», l'ultima opera di Giuseppe Verdi, che ha aperto la stagione 2010 dell'Opera di Roma, alla presenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, accolto al suo arrivo dall'Inno di Mameli e dal saluto unanime del pubblico in piedi, e di importanti personalità del mondo politico e diplomatico.
Il celebre lavoro, tratto dalle «Allegre comari di Windsor» e da «Enrico IV» di William Shakespeare, è tornato ad onorarsi della regia di Franco Zeffirelli che in passato lo aveva già allestito diverse volte. L'opera dell'ottuagenario maestro di Busseto, su libretto di Arrigo Boito, mancava dal palcoscenico della capitale dal 1989, quando il regista e scenografo Beni Montresor trasferì gli ambienti shakespeariani dell'osteria della Giarrettiera e del Parco di Windsor in un immaginario contesto padano, licenza suggestiva ma che suscitò non poche discussioni.
Zeffirelli, che negli anni '69 e '70 aveva diretto «Falstaff» per il teatro dell'Opera con ottimo successo, ha ripreso con molto piacere un dramma lirico al quale è molto affezionato (è tra i suoi cavalli di battaglia) poiché, fra l'altro, collega la sua esperienza teatrale shakespeariana con il mondo musicale, particolarmente seguito nell'arco della sua carriera. Oltre a firmarne di nuovo la regia, ne ha curato anche le scene, affiancato nei costumi da un suo antico e prezioso collaboratore, il premio Oscar Maurizio Millenotti. Un inossidabile del teatro lirico italiano che questa volta ha avuto in campo un altro inossidabile della nostra scena, il prestigioso baritono Renato Bruson nei panni del protagonista, il «vecchio seduttore beone».
Zeffirelli è stato ben sostenuto dalla direzione musicale del maestro israeliano Asher Fisch, sul podio dell'orchestra e del coro dell'Opera. Nel cast vocale buona la prova del giovane soprano greco Myrtò Papatanasiu, figura femminile assai efficace nell'intricata serie di burle galanti e non che intrecciano la storia. Lo stesso si dica del baritono spagnolo Carlos Alvarez, peraltro con una bella padronanza della scena.
Spettacolo, nell'insieme, gradevole e sciolto, nonostante i numerosi cambi di scena, che ha riproposto uno dei personaggi più leggendari e giocosi del melodramma, divertente in un panorama che invece è di solito molto emotivo. Dopo gli intrighi del terzo atto che vedono l'intervento degli spiriti per conciare per le feste Falstaff e le sue smancerie, il lieto fine appaga serenamente lo spettatore. La musica di Verdi è sovrana, ma, al tempo stesso, non è da meno il gioco teatrale del contesto.
Repliche fino a domenica 31 gennaio, ma con altri interpreti altrettanto autorevoli nel ruolo di Falstaff, grazie a un cast internazionale formato da Juan Pons, Alberto Mastromarino e Ruggero Raimondi.
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