Il «Giornale» in tv non s'ha da fare

Nel febbraio 1976, sulla base di un accordo con Telemontecarlo, il Giornale cominciò a curare i notiziari serali di questa emittente, integrati dal commento - dalla viva voce di Montanelli e di alcuni tra i più rappresentativi giornalisti del nostro quotidiano - sul fatto del giorno. Dal settembre 1977 il notiziario viene diffuso due volte nella medesima sera, con servizi e commenti sempre più incisivi e tempestivi sui fatti spesso ignorati dalla televisione di Stato. Contro questo successo dell'iniziativa, la Commissione parlamentare di vigilanza sui mass media votava, il 13 ottobre 1976 l'applicazione restrittiva d'una norma di legge per bloccare le tv estere. Con tale operazione di regime si tentò - e si tenta tuttora - di mettere a tacere soprattutto i nostri notiziari, da parte di un monopolio Rai influenzato ampiamente dai comunisti non contrastati con sufficiente vigore dai democristiani. Contro questo gesto liberticida, insorsero all'estero i più qualificati organi di stampa, facendo di Telemontecarlo un caso internazionale. Le Quotidien de Paris, Jean-François Revel sull'Express, Raymond Aron sul Figaro, Claude Hernel su Est & Ouest, François Bondy su Weltwoche e molti altri intellettuali denunciavano apertamente l'operazione, «in diretto contrasto - come sottolineò l'autorevole Times - con le clausole dell'accordo di Helsinki relative al libero afflusso della informazioni». Nonostante queste manovre, Telemontecarlo ha continuato ad accrescere - soprattutto grazie ai notiziari e ai «commenti» fatti dai migliori uomini del Giornale - il proprio indice di ascolto. Che in certi casi ha raggiunto punte sino a sette milioni di persone: con un incremento del 40% in soli tre anni.
Marcello Staglieno - Inserto 1980

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