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Giovani, uno su quattro "in blocco". Troppa pressione: non reggono

C'è anche un 17% che invece è fiducioso e propositivo. Scuola, volontariato e sport snodo centrale per attivarli

Giovani, uno su quattro "in blocco". Troppa pressione: non reggono
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Altro che fragili. C'è un'intera generazione sotto pressione. È il rovescio della medaglia di un mondo in cui si sono trovati a vivere con opportunità e libertà senza precedenti: accesso praticamente illimitato all'informazione, mobilità totale, orizzonti globali, possibilità di accesso culturali e di espressione. Di fronte a tutto questo ci sono giovani sopraffatti da un mondo troppo grande e troppo veloce. Tanto che uno su quattro non regge e va in "blocco". Dall'altra c'è chi vive tutte queste complessità come una grande opportunità. È la fotografia scattata da Fragile mappae mundi di una nuova generazione, la prima iniziativa dell'Osservatorio permanente sulla condizione giovanile in Italia, promosso da Fondazione Unhate, realtà del Terzo Settore ideata da Alessandro Benetton e supportata da Edizione SpA, Mundys e Aeroporti di Roma. Lo studio, guidato dal professore Mauro Magatti, è stato anticipato al Ministro dell'istruzione e del Merito Giuseppe Valditara che ha espresso apprezzamento per l'impegno della Fondazione Unhate. Ieri è stato presentato con diversi rappresentanti delle Istituzioni. Tra gli altri, il senatore Roberto Marti (Presidente della Commissione Cultura e Istruzione), Irene Manzi membro della Commissione Cultura e Istruzione della Camera, Beatrice Aimi, assessora alle politiche Giovanili del Comune di Parma, Capitale Europea dei Giovani 2027. Nello studio è stato analizzato come i giovani - tra i 13 e i 24 anni - reagiscono davanti a tutta questa "apertura" estrema.

Il 24% è "sfiduciato sotto pressione" (così vengono definiti dallo studio), vive il mondo come spaventoso, poco capace di agire, fatica nelle relazioni, interiorizza il disagio senza chiedere aiuto e prova forte stanchezza e inadeguatezza, pur riconoscendo il valore del supporto psicologico. Al polo opposto, i Fiduciosi propositivi, il 17% con un buon equilibrio emotivo e relazionale, aperto attivo con poche ansie e nessun senso di inadeguatezza. Vedono il mondo come pieno di opportunità e affrontano le complessità senza timori. In mezzo, si muove la maggioranza con i Moderati in transizione (34%), il gruppo più vasto, caratterizzato da un equilibrio fragile e bisognosi di costante supporto per non scivolare nella crisi e gli Irrequieti in bilico (25%), spinti dall'ansia da prestazione, oscillano tra grande attivismo e rischio di crollo per sovraccarico. Sono i 4 profili generazionali individuati dalla ricerca, che evidenzia anche altri dettagli non di poco conto. Per esempio che oltre i due terzi dei giovani hanno comunque una visione positiva di sé, della propria vita e del futuro, guardano con fiducia verso l'Europa e verso la scienza e la tecnologia, anche se, allo stesso tempo, emergono segnali diffusi di stanchezza, pressione e inadeguatezza, soprattutto nella fascia 1719 anni.

In questo scenario la scuola diventa uno snodo decisivo. Molti giovani la vivono soprattutto come luogo di valutazione e pressione. Lo studio evidenzia come rafforzare la componente educativa e orientativa aiuta a dare senso alle esperienze e a costruire una visione più chiara del futuro. Un altro elemento chiave è la partecipazione ad attività extracurriculari (sport, arte, volontariato) che ha un effetto protettivo fortissimo sulla salute mentale. Per accompagnare i giovani verso l'età adulta, l'Osservatorio di Fondazione Unhate propone quindi cinque linee di azione/intervento, non come programma chiuso ma come base di lavoro condivisa tra istituzioni, terzo settore, scuole, aziende e comunità educanti. Per cominciare, ricostruire relazioni educative stabili e luoghi di appartenenza. Quindi trasformare l'orientamento in un percorso continuo che aiuti a dare senso alle scelte poi gestire meglio le transizioni scolastiche e lavorative. Un altro passo importante è integrare il benessere psicologico nei contesti educativi con presìdi accessibili e non stigmatizzanti, infine valorizzare il protagonismo dei giovani attraverso spazi reali di partecipazione e corresponsabilità. "Ho sempre creduto che i giovani siano il presente, oltre che il futuro, del nostro Paese e del pianeta commenta Alessandro Benetton, presidente di Edizione e della Fondazione Unhate Come imprenditore, ma prima di tutto come uomo, cittadino e padre, voglio continuare a fare la mia parte affinché essi vengano ascoltati, coinvolti e accompagnati a scoprire ed esprimere il proprio talento".

"Il compito della politica non è semplicemente intervenire quando le difficoltà emergono, ma costruire un ecosistema ma costruire un

ecosistema educativo più forte capace di accompagnare i ragazzi nei passaggi più delicati", ha commentato Roberto Marti.. Concorda Irene Manzi: "Un'alleanza politico-istituzionale è fondamentale per il futuro dei giovani".

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