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Cena a tre con Meloni, Tajani e Salvini a casa della premier. L'input ai ministri: "Mettete le marce alte"

Una riunione di routine, per fare il punto sulla situazione, assicurano qualificate fonti di governo, invitando a non ricamare sulla notizia

Cena a tre con Meloni, Tajani e Salvini a casa della premier. L'input ai ministri: "Mettete le marce alte"
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Un vertice a cena, a casa di Giorgia Meloni, con al tavolo Matteo Salvini e Antonio Tajani. Una riunione di routine, per fare il punto sulla situazione, assicurano qualificate fonti di governo, invitando a non ricamare sulla notizia. Ma l'incontro di ieri sera cade al termine della settimana più turbolenta per l'esecutivo, a pochi giorni dalla debacle referendaria e in uno scenario di incertezza, fra il gasolio che raggiunge picchi di 2,7 euro al litro, il conflitto in Medio Oriente che non dà segnali di de-escalation e l'ira degli industriali per i tagli a Transizione 5.0 nel decreto fiscale. Senza contare il pressing delle opposizioni perché la premier riferisca in Parlamento sulle linee di indirizzo del governo. Così per Meloni la scelta del nuovo ministro del Turismo è solo uno dei tanti problemi sul tavolo, alla vigilia di una settimana che si annuncia chiave per il destino del suo esecutivo. Nel sabato di riflessioni di Palazzo Chigi non può essere passato inosservato il monito di Sergio Mattarella.

"Il contesto globale, caratterizzato da continue tensioni e aggressioni che hanno travolto stabilità, sicurezza, con gravi attacchi ai diritti più elementari delle popolazioni coinvolte, richiama severamente alle proprie responsabilità l'intera comunità nazionale e quella internazionale", ha affermato il presidente della Repubblica in un messaggio all'Aeronautica. Meloni, racconta chi era presente, ieri in Consiglio dei ministri, poche ore prima del vertice con i vicepremier, ha esortato la sua squadra a "ingranare le marce alte e portare risultati". Ma il clima non era dei migliori, incrinato anche dalle scintille fra Adolfo Urso e Giancarlo Giorgetti sulla drastica riduzione degli incentivi alle imprese. Sul tavolo ci sarebbe l'intenzione di prorogare il taglio delle accise sui carburanti che scadrà il 7 aprile ed era stato varato il 18 marzo con l'obiettivo dichiarato di "una riduzione del prezzo di 25 centesimi al litro per gasolio e benzina e di 12 centesimi al chilo per il Gpl". L'orientamento sarebbe favorevole. Ma ancora, precisano fonti di governo, una decisione non è stata presa. Tra i dossier aperti politicamente più delicati c'è anche quello dei vertici di Consob e delle società partecipate: non si esclude un rimpasto significativo, gli occhi sono puntati soprattutto su Leonardo.

Si sta lavorando anche per sciogliere il nodo del nuovo ministro del Turismo, ruolo per cui sembra in pole un tecnico d'area come la presidente dell'Enit Alessandra Priante. Si dovrebbe chiudere quindi in tempi brevi l'interim assunto mercoledì da Meloni dopo le dimissioni di Daniela Santanchè, che non avrebbe lasciato subito la chat dei ministri, generando la perplessità dei suoi ormai ex colleghi, ed è riapparsa sui social con un video per ringraziare i suoi "fantastici" collaboratori del MiTur. Perché, aggiunge, "la vita è lunga e bisogna sempre ricordarsi di essere insieme, di essere una squadra". Una volta individuato il nome del nuovo ministro, Meloni salirà al Quirinale. Le opposizioni, però, insistono perché si presenti in Parlamento. Pd, M5s, Avs e Iv hanno scritto ai presidenti di Senato e Camera, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, affinché la sollecitino a riferire in Aula. L'esito del referendum e le dimissioni di Andrea Delmastro, Giusi Bartolozzi e Santanchè, la loro tesi, "impongono chiarezza e una specifica assunzione di responsabilità nei confronti delle Camere e degli elettori circa le prospettive dell'agenda governativa".

"O Meloni va a votare subito o sarà un declino costante, non escludo che stia pensando alle elezioni", dice Matteo Renzi. Diversi scenari sono sul tavolo. In attesa dei sondaggi che daranno un quadro più definito a una settimana dal referendum, le analisi ai piani alti del governo parlano di un milione di voti da recuperare, ma con la convinzione che la vittoria del 'Nò sia stata trascinata più dai timori legati alla guerra che dalla campagna delle forze di sinistra. E gli effetti della crisi preoccupano più delle fibrillazioni che attraversano Forza Italia e Lega.

Il voto anticipato non è più un tabù, ma comunque è un tema maneggiato con attenzione chirurgica fra i meloniani: dopo avere insistito in questi anni sull'importanza della stabilità, la prospettiva di elezioni prima della scadenza della legislatura complicherebbe la narrativa.

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