Se c’è una cosa che le crisi geopolitiche ci hanno insegnato è che l’effetto domino non si ferma mai dove il mercato se lo prospetta. Prendiamo il caso attuale: con la guerra in Medioriente si pensava che l’effetto diretto sarebbe stato uno stop ai voli, viaggiare sarebbe diventato un lusso per i pochi coraggiosi che potevano permettersi di spendere molto di più visto l’aumento dei prezzi del jet fuel. E invece la situazione è diversa, soprattutto per l’Europa. Il Vecchio Continente oggi è più attrattivo che mai. Lo stesso ministro del Turismo italiano, Gianmarco Mazzi, vede nell’incertezza globale un assist per il nostro Paese. Con le tensioni fuori nei Paesi del Golfo, «i turisti europei preferiranno venire in Italia, scegliendo di rimanere sulle rotte europee. In Italia ci sarà il cosiddetto turismo di prossimità ». Mazzi aggiunge anche che «nel 2026 ci sarà una crescita del 2% di presenze e arrivi sul 2025 e del 4% in termini di valore, anche se spero che queste percentuali siano molto superiori».
Ma l’Europa, e soprattutto l’Italia, non attirano turisti solo per una questione di vicinanza, ma per un’inversione di tendenza. Mentre il costo del cherosene, secondo i dati raccolti dalla Iata, tocca i 166,1 dollari al barile, con una crescita di oltre l’82% rispetto al 2025, e l’Europa apre alle riserve Usa per evitare il blackout dei rifornimenti, le compagnie aeree rispondono con sconti aggressivi. Un vero e proprio paradosso: il settore dovrebbe trovarsi in una fase di rincari record, ma le compagnie stanno adottando la strategia opposta, iniziando una «guerra dei saldi» per scongiurare un crollo verticale delle prenotazioni estive. Senza dubbio si tratta di un anno particolare, dove la paura di ritrovarsi con un volo cancellato, una rotta modificata o un viaggio da riprogrammare all’ultimo momento ha rallentato la domanda. Anche perché le dichiarazioni dell’Agenzia internazionale dell’energia, che parlava di un’autonomia massima di sei settimane per il settore aereo, hanno contribuito ad alimentare l’allarme. Ma, dal lato dell’offerta, le compagnie non hanno ridotto i voli programmati e gli aerei sono rimasti vuoti. Così, come insegna il corso base di economia, quando l’offerta supera la domanda, il mercato abbassa i prezzi.
Guardando ai numeri, come riportato anche dal Financial Times , tra il 9 aprile, ovvero il giorno prima che gli aeroporti europei avvertissero che la regione avrebbe potuto trovarsi a corto di carburante per aerei, e il 6 maggio, le tariffe aeree per un viaggio di una settimana a luglio sono diminuite su 27 delle 50 principali rotte europee verso il Mediterraneo. I prezzi sono scesi del 10% o più su 15 rotte, tra cui quelle da Heathrow a Nizza, da Manchester a Palma e da Gatwick a Barcellona. Ma il record è per i voli tra l’Italia e la Spagna: sono scesi del 44% tra Milano e Madrid e di oltre il 70% tra Bergamo e Madrid, ovvero da 244 a 72 euro. Con un focus solo sul Tricolore, anche le rotte tradizionalmente più richieste verso il Sud e le isole sono oggi a sconto. Il caso simbolo è il collegamento tra Roma Fiumicino e Catania-Fontanarossa, una delle rotte domestiche più trafficate d’Italia. Due mesi fa un biglietto andata e ritorno per fine luglio costava circa 90 euro, oggi si trova intorno ai 50 euro, con una riduzione del 40%.
Finché la domanda resterà debole, è probabile che le compagnie continuino a offrire promozioni per stimolare le vendite.
Basta guardare i siti delle low cost nelle ultime settimane, dove ogni giorno ci sono sconti diversi, per rendersene conto. Resta però da capire quanto durerà questo trend. Nel frattempo c’è una certezza, per l’Italia l’assist è arrivato perché mentre i turisti europei cercavano un rifugio estivo, la geopolitica glielo ha messo in saldo.