«Il governo ha lavorato sin dal primo giorno per la sua liberazione e continua a lavorare e ogni parola in più può solo danneggiare la celere soluzione della vicenda».
L'imperativo è quello del silenzio, ma Palazzo Chigi, fin dalle prime notizie trapelate sul blitz statunitense in Venezuela, si è mosso con determinazione sul dossier di Alberto Trentini, il cooperante italiano detenuto nel Paese sudamericano. Un ulteriore segnale è arrivato ieri dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano (nella foto) che, a margine della conferenza stampa di bilancio del Giubileo in Vaticano, ha confermato che l'attività diplomatica è in corso. Un'affermazione che, nelle stanze della politica, viene letta come il segnale che qualcosa si sta muovendo nel massimo riserbo e lontano dai riflettori mediatici.
Il nuovo contesto venezuelano apre infatti spiragli che in precedenza sembravano preclusi. Durante il regime di Nicolás Maduro, la cooperazione con le autorità di Caracas era stata giudicata tutt'altro che soddisfacente dalle diplomazie occidentali, Italia compresa. Oggi, con un quadro in evoluzione e una pressione internazionale più incisiva, il governo italiano intende rilanciare l'offensiva diplomatica, puntando su un dialogo che potrebbe svilupparsi su basi e condizioni diverse.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni segue direttamente il dossier e anche ieri si è confrontata con i suoi collaboratori più stretti. Nelle ultime ore ha avuto un colloquio telefonico con l'esponente dell'opposizione venezuelana Maria Corina Machado, concentrato sulle prospettive di una transizione pacifica e democratica nel Paese. Un segnale politico che conferma l'attenzione dell'Italia non solo alla stabilità regionale, ma anche alla tutela dei diritti umani e alla sorte dei prigionieri politici. Meloni oggi volerà infatti a Parigi dove alle 14, al palazzo dell'Eliseo, prenderà parte alla riunione della Coalizione dei Volenterosi dove oltre a un confronto sulla situazione in Ucraina, inevitabilmente si ragionerà sulla crisi venezuelana..
La linea dell'esecutivo resta improntata alla cautela: nessuna dichiarazione che possa compromettere i canali aperti, ma la volontà di sfruttare il mutato scenario per ottenere risultati concreti. In questo senso, le parole di Mantovano rappresentano più di una semplice formula di rito: indicano che il governo ritiene maturi alcuni passaggi e che il lavoro diplomatico, come già avvenuto in precedenti operazioni delicate, può iniziare a prendere una forma più compiuta.
L'obiettivo dichiarato resta chiaro: favorire una transizione ordinata in Venezuela e riportare a casa Alberto Trentini. Due piani che, per l'esecutivo italiano, sono oggi più intrecciati che mai. La posizione italiana sull'iniziativa di Washington resta chiara e viene ribadita da Antonio Tajani, intervistato da RTL.
Il ricorso alla forza «non è idoneo» a risolvere le questioni internazionale, ma nel caso di quello Usa in Venezuela è «legittimo» di fronte «alla minaccia alla sicurezza posta dal narcotraffico e della minaccia che loro intravedevano, e credo che questo emergerà anche nel corso del processo a Maduro. Il narcotraffico è uno strumento non soltanto di interesse economico, ma anche uno strumento per attaccare altri paesi».