«L'Antimafia indaghi su tutti i partiti, compreso Fratelli d'Italia, non accetto lezioni sulla mafia che combatto fin da ragazzina, e continuerò a farlo fino al mio ultimo respiro, senza se e senza ma».
Mai un presidente del Consiglio aveva apertamente sfidato l'opposizione su temi delicatissimi come l'infiltrazione della criminalità organizzata dentro i partiti. Il selfie scovato da Report che la ritrae vicina a Gioacchino Amico, in passato legato al clan Senese e oggi collaboratore di giustizia, significa meno di nulla. «L'ultima palata di fango infilata nel ventilatore da un'opposizione disperata è il surreale teoremi su una mia presunta vicinanza con la criminalità organizzata», una bassezza che serve a rievocare vecchi dolori, «tirando in ballo un padre, morto peraltro, che non vedo da quando avevo undici anni», è l'accusa tuonata a Montecitorio.
La contaminazione della mafie esiste, è un male oscuro, purtroppo non più confinato solo al Sud. Che non si può né sottovalutare né banalizzare come vorrebbe fare la sinistra, con le solite allusioni. Lo sappiamo dalle audizioni nell'organismo parlamentare presieduto da Chiara Colosimo, anche lei infangata da qualche innocua foto per una vicinanza al mondo dell'estrema destra a cui non crede neppure chi la accusa. E sì che di amministratori rossi che hanno spalancato le porte della cosa pubblica ai boss ce ne sono stati a bizzeffe, da Bari a Reggio Calabria, con il solito sillogismo a senso unico dei «compagni che sbagliano». Comuni sporcati dal rischio mafia come Roma e lo stesso capoluogo pugliese sono stati risparmiati dall'onta dello scioglimento, (forse perché guidati dal Pd?) la «destrorsa» Reggio Calabria è stata affondata e ancora non si è ripresa, tanto che proprio la stessa Colosimo si è chiesta se questo strumento è ancora valido. Al contrario, è questo esecutivo che cerca di strappare alla criminalità territori come Foggia, a volte riuscendoci come a Caivano.
È Palazzo Chigi che spinge per rafforzare il 41bis, il regime carcerario che la sinistra da anni cerca di ammorbidire. Il vero regalo ai boss lo fa l'antimafia parolaia con a minuscola e il codazzo di cronisti che si indignano a comando, profanando la vera lotta alle mafie e piegandola a fini politici.