Nel decimo giorno di guerra nel Golfo sono state 157 le navi ferme nello stretto di Hormuz, 98 delle quali petroliere. Nelle ultime 24 ore, secondo la piattaforma che monitora in diretta lo Stretto, ne sono transitate 2 contro una media giornaliera di 60, e questo ha inevitabilmente inciso sui prezzi. La mattinata di ieri si è aperta con un rally dell'oro nero che si è spinto a ridosso dei 120 dollari. In giornata però, i prezzi si sono ridimensionati, complici anche le rassicurazioni arrivate su più fronti che sembrano aver dato un po' di respiro alle quotazioni: alle ore 21 italiane il Wti si è fermato in area 87 dollari e il Brent si è attestato a 92 dollari. A livello globale, non sono mancati i colpi di scena. Da una parte la Russia, che per voce del presidente Vladimir Putin si è detta pronta a riprendere le forniture di petrolio e gas verso l'Europa e, dall'altra, il presidente Usa Donald Trump che ha annunciato un «piano di contingenza» per frenare il prezzo del petrolio.
Sul tavolo ci sarebbero strumenti classici e meno ortodossi: restrizioni alle esportazioni, interventi sui mercati dei future, sospensione di imposte federali e persino flessibilità sul Jones Act, la legge protezionistica che impone l'uso di navi americane per trasportare carburante tra porti Usa.
Sullo sfondo, i paesi del G7 hanno detto di essere pronti a prendere «le misure necessarie» per sostenere l'offerta di energia, il che potrebbe includere il rilascio di parte delle scorte strategiche. «Siamo pronti a prendere le misure necessarie, incluso sostenere l'offerta globale di energia come il rilascio delle scorte», recita il comunicato congiunto dei ministri delle finanze del G7 al termine della loro riunione dove si è «discusso dell'attuale conflitto in Medio Oriente, del suo impatto sulla stabilità regionale, sulle condizioni economiche globali e sui mercati finanziari, nonché dell'importanza di rotte commerciali sicure». Al termine della riunione, tuttavia, i ministri hanno deciso di non procedere nell'immediato a rilasciare le riserve. Sul fronte interno, invece, il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha sottolineato come il tema dell'energia sia centrale e sia ormai una questione di sicurezza nazionale. Intervenendo all'Eurogruppo a Bruxelles per parlare del costo dell'energia ha spiegato che «distrugge il potere acquisto delle famiglie e altera la competitività delle nostre imprese. L'Italia è leader in Europa per produzione manifatturiera - argomenta - ma non ha indipendenza energetica: un mix che in momenti di crisi come quello che stiamo vivendo diventa pericoloso. Instabilità energetica mette a rischio non solo la competitività delle nostre aziende ma anche la nostra sicurezza economica». Giorgetti ha infine chiesto che «l'Europa adotti misure straordinarie come nel 2022 agendo subito, cominciando a stoppare i prezzi dell'energia prima che si diffondano su tutti i beni di consumo».
Anche per questo, nel pomeriggio, il governo ha convocato la cabina di regia della Commissione di allerta per un'analisi dell'andamento dei prezzi dei prodotti petroliferi e verificare interventi in caso di adeguamento al rialzo dei listini riconducibili a fenomeni speculativi.
Dal vertice che ha visto allo stesso tavolo Mef, Mase, Gdf, Dis, Arera, Agcom e Adm, è emersa la volontà di mettere a punto delle misure ad hoc nel prossimo consiglio dei ministri che vadano oltre il meccanismo delle accise mobili che pare avere, dai primi rilievi, un impatto troppo blando sui prezzi.
Le misure sono più che urgenti anche alla luce del fatto che è stato rilevato che negli ultimi giorni - in particolare con riferimento a due delle principali compagnie petrolifere - i prezzi medi applicati alla pompa sono aumentati più dei prezzi consigliati dalle compagnie di riferimento.