La deroga al Patto di stabilità prevista per la difesa va estesa anche alle spese per la crisi energetica o l'attivazione del programma Safe da parte dell'Italia è a rischio. Giorgia Meloni decide di mettere per iscritto quanto va dicendo nei consessi internazionali da settimane. Lo fa in un'inedita lettera indirizzata alla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, nella quale la premier puntella una linea già emersa al Consiglio europeo informale di Cipro, lo scorso aprile: con la crisi iraniana che non volge ad una fine e i prezzi dell'energia costantemente alle stelle, per il governo italiano "sarebbe molto difficile spiegare all'opinione pubblica un eventuale ricorso al programma Safe". A meno che la National Escape Clause - ovvero la deroga al Patto - concordata da Bruxelles per la difesa non sia estesa anche ad una crisi che, rimarca Meloni, oggi è una priorità per l'intero continente. La lettera segna un alzamento di livello della partita dell'Italia in Europa. Innanzitutto, risponde alla regola del "verba volant, scripta manent', della quale a Bruxelles si tiene un gran conto. In secondo luogo, mette per la prima volta, per iscritto appunto, che l'Italia rischia seriamente di non attivare il programma Safe, che per la Commissione è un passaggio cruciale nella costruzione dell'autonomia strategica dell'Ue. Il rischio è quello di uno scontro aperto con l'esecutivo europeo. "La nostra posizione non è cambiata. Abbiamo presentato agli Stati membri una gamma di opzioni a loro disposizione per affrontare l'attuale crisi energetica. Al momento non stiamo includendo la Clausola di salvaguardia nazionale tra queste opzioni", spiega un portavoce della Commissione. In effetti, all'iniziale richiesta dell'Italia - prevedere un National Escape Clause ad hoc per l'energia - la Commissione ha sempre risposto con un netto rifiuto. Lo spiraglio, in teoria, potrebbe aprirsi però sull'estensione alle stesse condizioni di una deroga che già esiste, quella per il Safe. La missiva di Meloni, inoltre, risponde alle tensioni emerse in questi giorni nel governo sull'attivazione dei contratti per la difesa previsti dal programma. Solo tre giorni fa il ministro della Difesa Guido Crosetto spiegava di aver scritto ben due volte al ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti per capire come muoversi, essendo necessario il via libera del Mef. La risposta, di fatto, è arrivata direttamente da Meloni. Non a caso, fonti della Lega spiegano che la lettera della premier "sposa totalmente i suggerimenti" del partito di Matteo Salvini. Più neutrale, invece, il commento del presidente di Noi Moderati, Maurizio Lupi, che osserva: "La delicata situazione geopolitica impone una strategia europea che preveda una deroga al Patto di stabilità per gli investimenti nel settore energetico". "Quella di Meloni è un'iniziativa importante, sarà al centro della Plenaria di Strasburgo", assicura dal canto suo il capodelegazione di Fdi al Pe Nicola Procaccini. L'estensione della deroga al Patto prevista per la difesa permetterebbe al governo di poter utilizzare parte dei 14.9 miliardi assegnati da Safe per la crisi energetica. La proroga del taglio alle accise scade il 22 maggio. L'Italia, non essendo uscita dalla procedura di infrazione, ha margini fiscali vicini allo zero. Senza la sponda dell'Ue per Meloni l'ultima manovra prima delle elezioni rischia di trasformarsi in un boomerang. "Sono certa che la Commissione saprà comprendere la portata e l'urgenza di questa richiesta", scrive la premier alla numero uno di Palazzo Berlaymont. Assicurando, da un lato la responsabilità dell'Italia sugli impegni per la difesa ma chiedendo allo stesso tempo a von der Leyen "il coraggio politico di riconoscere che oggi anche la sicurezza energetica è una priorità strategica europea". Ma la partita resta difficilissima, vista anche la posizione contraria dei frugali, Germania in primis.
Mentre Francia e Grecia chiedono un qualcosa di sensibilmente diverso, fare nuovo debito comune per affrontare gli effetti della crisi energetica. Da qui a giugno, quando i 27 leader torneranno a riunirsi a Bruxelles, l'Italia dovrà giocare di sponda anche con gli altri big dell'Europa per non finire in un pericoloso cul de sac.