Non teme la spallata, Giorgia Meloni.
Ma è consapevole che il match referendario può essere una trappola nel pieno della legislatura. «È una sfida tra chi vuole cambiare e chi no» ha ripetuto fino all’ultimo secondo utile. L’inquilina di Palazzo Chigi si è spesa, c’ha messo la faccia e tutto questo ha reso ancora più politica la sfida con il campo avverso. L’incognita resta la mobilitazione.
La presidente del Consiglio si affida al sentimento anti-magistrati che spira nel Paese. Certo è che una vittoria del Sì la rafforzerebbe, le renderebbe il cammino più facile da lunedì fino a fine a mandato.
Sia in Italia sia in Europa, dove continua a tenere una linea mediana tra il Vecchio Continente e gli Stati Uniti dell’amico Donald Trump.
Il Sì dunque le darebbe ancora più stabilità e di fatto le consentirebbe di rimandare al mittente tutte le critiche che arrivano dall’opposizione: dal caso Del Mastro all’affaire Bartolozzi.
E spiazzare i suoi avversari.