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Pichetto: "Dall’atomo il 20% del fabbisogno. Per il nostro Paese è un passo strategico"

Il ministro: "Confido nei giovani. Se il gas corre oltre 70 euro riattiveremo le centrali a carbone"

Il ministro: "Confido nei giovani. Se il gas corre oltre 70 euro riattiveremo le centrali a carbone" Pichetto: "Dall’atomo il 20% del fabbisogno. Per il nostro Paese è un passo strategico"
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Il nucleare è destinato a diventare un tassello essenziale del futuro mix energetico italiano. Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, vede la produzione di nucleare potenzialmente arrivare a coprire il 20% del fabbisogno energetico del Paese entro il 2050. Il ritorno all’atomo è previsto entro il 2035 con i piccoli reattori, oggi in fase di sperimentazione in molti Paesi, in arrivo nei primi anni del prossimo decennio «e che permetteranno di integrare il nostro sistema produttivo di energia», ha spiegato ieri il ministro intervenendo all’evento “Il Santo Graal dell’energia“, organizzato da Il Giornale e Moneta a Milano.

Non è da escludersi la possibilità che i cittadini verranno nuovamente chiamati ad esprimersi sul nucleare. Pichetto Fratin ha osservato che la Costituzione ammette la possibilità di un referendum abrogativo; pertanto, prima ci vuole la legge. Se la legge delega verrà approvata entro l’estate, a cui faranno seguito i decreti attuativi e allora per fine legislatura potrebbe anche esserci il referendum. Dipende molto da quando raccolgono le firme e quando le depositano. «Confido nei giovani, in particolare, che sono molto più attenti degli anziani e quindi sono meno ideologici di quanto sembra - è l’auspicio del ministro - . La scelta è fra dare un futuro ai nostri figli e restare uno dei Paesi più avanzati al mondo, oppure no». I numeri parlano chiaro: la sete di energia è in aumento e la sola gestione dei data center vale un aumento dei consumi nell’ordine del dieci per cento. Addirittura, alcune stime la domanda di energia nel 2050 potrebbe essere il doppio di quella attuale.

Relativamente all’attuale crisi energetica legata alla guerra del Golfo, l’Italia potrebbe trovarsi costretta a rimettere in moto le centrali a carbone. Pichetto Fratin non vede ostacoli alla riaccensione delle due centrali a carbone di Civitavecchia e Brindisi se la situazione lo rendesse necessario. Ago della bilancia nella decisione di rimetterle in funzione o meno sarà l’evoluzione del prezzo del gas in Europa. «Se supererà i 70 euro al megawattora potrà rendersi necessario riattivarle.

Oggi siamo intorno ai 40 euro, quindi i 70 euro sono il punto di caduta», ha affermato il ministro.

L’esponente dell’esecutivo ha precisato che si tratta di uno scenario emergenziale e nel caso per farlo basterà un decreto. Le due centrali in questione, che hanno una capacità energetica di 1,8 Gw ciascuna, sono già pronte per essere riattivate in quanto non sono state smantellate. Il recente Decreto Bollette ha infatti prorogato al 2038 l’uscita dell’Italia dal carbone e quindi la dismissione delle centrali che era inizialmente prevista entro il 2025 (a eccezione delle due centrali in Sardegna considerate indispensabili per il sistema elettrico dell’isola).

In generale, l’Italia al momento non si trova ad affrontare difficoltà particolari di approvvigionamento. «Possono esserci alcune disfunzioni legate a ritardi di carichi o criticità settoriali, ma non vedo problemi strutturali», ha spiegato Pichetto Fratin che ha confermato la linea del governo che al momento esclude un ritorno ad acquistare gas russo, rimandando a «eventuali valutazioni che saranno fatte a livello europeo più avanti». In merito alla bolletta energetica, prima della guerra aveva dato un segnale con l’abbassamento di quasi venti euro a megawatt/ora per le imprese oltre ad aver iniziato un confronto con Bruxelles per i meccanismi che riguardano il calcolo di formazione dei prezzi. «A determinarlo è per tutte le fonti di produzione quella più costosa, ovvero il termoelettrico ottenuto dal gas – ha rimarcato il ministro dell’Ambiente – che viene importato e paga una specie di sovrapprezzo in ossequio al meccanismo che penalizza le emissioni più inquinanti. Per farla breve, tre miliardi di euro di certificati Ets diventano quasi nove nelle bollette degli italiani.

Se per il 2030 riuscissimo a raggiungere la metà dei nostri consumi da rinnovabili, i prezzi calerebbero sensibilmente», con il ruolo del gas destinato a ridursi progressivamente nei prossimi decenni. Ad oggi l’Italia risulta in linea con la programmazione del piano nazionale rinnovabili, con una capacità installata pari oggi a 85 gigawatt, destinata a salire a 130 Gw entro il 2030.

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