«Con questo governo l’epoca del giustificazionismo è finita. Le norme ora ci sono e vanno applicate». Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara legge così l’aggressione avvenuta a Parma, dove un docente è stato preso di mira da un gruppo di ragazzi dopo essere intervenuto per rimproverarli mentre lanciavano bottiglie in un parco.
Ministro, che cosa racconta l’episodio di Parma?
«Innanzitutto considero importante che qualcuno si sia sentito in dovere di redarguire ragazzi che compivano atti di teppismo. Il fatto che troppo spesso ci si volti dall’altra parte è uno dei fattori che favoriscono le devianze. Qui poi c’è anche un problema di scarsa integrazione: italiani di seconda generazione che fanno fatica a riconoscersi nei codici di comportamento della società che li ha accolti. Ma vi è anche altro, ed è un problema più generale: qualche decennio fa questi episodi erano impensabili ».
Lei sostiene che dietro questi episodi ci sia anche una responsabilità culturale e politica. In che senso?
«C’è un pensiero che ha favorito una deriva culturale e ha eliminato le barriere che impedivano la diffusione di comportamenti aggressivi verso le istituzioni. Una certa cultura ha corroso le basi della società e ora si manifesta in chi riconduce ogni intervento sanzionatorio a concetti come repressione e autoritarismo».
Lei parla apertamente di «cattivi maestri». A chi si riferisce?
«Parlo di maestri della dissoluzione, di cattivi maestri che hanno disarticolato la capacità di reagire alla devianza, finendo per legittimarla. Penso, per esempio, a Michel Foucault che arrivò a mettere sullo stesso piano scuole, caserme, ospedali, carceri come luoghi di disciplinamento in cui si esercita un dominio. Da lì nasce l’idea che sanzionare equivale a reprimere. Penso a chi ha delegittimato il concetto stesso di autorità confondendolo con autoritarismo ».
Lei ha criticato anche le posizioni della segretaria del Pd Elly Schlein sui metal detector nelle scuole. Perché?
«Quando abbiamo previsto la possibilità di impiegare metal detector all’ingresso delle scuole che ne facessero richiesta, Schlein ha parlato di governo repressivo e securitario. Ma se diciamo aprioristicamente che non dobbiamo controllare chi porta addosso coltelli e sanzionare certi comportamenti, allora il messaggio che passa è devastante. La sinistra riformista non ha mai avuto paura del principio di responsabilità. La sanzione serve a far maturare la persona, altrimenti si rischia di restare eterni adolescenti».
Secondo lei il problema riguarda anche l’integrazione?
«Sì, perché in molti casi emerge la difficoltà a livello locale di realizzare politiche di vera integrazione. A Parma sono coinvolti italiani di seconda generazione. L’integrazione non significa assenza di regole, ma condivisione di valori, rispetto delle istituzioni e della convivenza civile».
Quali strumenti avete messo in campo per contrastare la violenza nelle scuole?
«Abbiamo rafforzato il valore della condotta, introdotto sanzioni più severe per chi aggredisce il personale scolastico e previsto anche l’arresto in flagranza di chi aggredisce un docente. Ma non c’è solo la dimensione repressiva: abbiamo introdotto corsi che insegnano il rispetto e l’empatia, abbiamo previsto la formazione dei docenti per educare i giovani a relazioni corrette ed empatiche e dalla prossima settimana partiranno anche percorsi di supporto psicologico. È chiaro che servirà tempo prima di vedere effetti significativi: chi ci ha preceduto non ha pensato né alla sanzione, né alla prevenzione ».
I dati però mostrano un calo delle aggressioni.
«Sì. Gli episodi di violenza nelle scuole sono diminuiti: erano 72 nell’anno scolastico 2023-2024 e sono scesi a 51 nel 2025-2026. È una diminuzione netta, ma c’è ancora molto da fare perché questo è soprattutto un problema della società».
Qual è allora il messaggio che vuole lanciare?
«Ci vuole una rivoluzione culturale che unisca le
persone di buon senso, al di là della destra e della sinistra. Bisogna ricostruire il valore dell’autorità, del rispetto e della responsabilità. Con questo governo l’epoca del giustificazionismo è finita: chi sbaglia paga».