Anno del signore 1830: una piccola e bizzarra spedizione si presenta alle porte di Kabul. Una missione a rischio portata avanti con lucida follia per vincere una posta altissima: il grande gioco fra Gran Bretagna e Russia per il controllo dell'Asia centrale è in pieno svolgimento. A guidare la temeraria impresa diplomatica, pensata per far entrare il Paese nell'orbita inglese, il giovane e ambizioso Alexander Burnes che si è lanciato nell'impresa dopo aver dato un malinconico addio alla fanciulla amata, la nobile e anticonformista Bella Garraway. Ma ovviamente l'idea di usare l'Afghanistan come trampolino di conquista non è balenata solo nella mente dei britannici. Da San Pietroburgo, intanto, è in viaggio verso la stessa meta l'altrettanto giovane e ambizioso Yan Vitkevich.
Entrambi cercheranno di ingraziarsi l'emiro Dost Mohammed, imperatore degli Afghani, che regna dal suo sontuoso palazzo nel mezzo di una città che è per lo più fango ed odori ferali. Entrambe le delegazioni dovranno fare i conti con le bizze dell'emiro, l'invadenza dei suoi mullah, la corruzione che impera in tutto il regno, le forze centrifughe alimentate da tutti coloro, 54 figli dell'emiro compresi, che vorrebbero prendere il potere. Ne nascerà una sciarada politica inevitabilmente destinata a degenerare verso un bagno di sangue. Perché l'Afghanistan si mantiene misterioso e ostile a ogni sforzo di penetrazione e comprensione. A nulla serviranno gli sforzi occidentali, perché anche la Russia, in queste lande spazzate da un vento feroce, che quando vuole soffia per 120 giorni, è Occidente.
A pagare il prezzo più alto in questo caso saranno gli inglesi, che da lì a poco saranno precipitati nella prima guerra anglo-afghana (1839 - 1842) dove le loro truppe verranno massacrate, in infiniti cruenti agguati. Lo stesso Alexander Burnes (1805 - 1841) finirà accusato di avere relazioni sentimentali con donne afgane anche sposate, assaltato da una turba inferocita e fatto a pezzi insieme al fratello Charles, nonostante una strenua resistenza.
Questa la trama, ridotta all'osso de L'impero del gelso (Settecolori, pagg. 762, euro 28) di Philip Hensher. Il romanzo che è un po' limitante definire storico prende ovviamente spunto da moltissimi episodi realmente avvenuti. Anzi alcune delle vicende che all'apparenza sembrano essere proprie della narrativa d'invenzione sono proprio le più realistiche. Ma Philip Hensher è uno scrittore che segue la lezione di Vladimir Nabokov, secondo cui il romanziere dev'essere un raccontatore di storie, un insegnante e un incantatore.
Mischiando abilmente realtà e fantasia, fonti storiche e fonti letterarie, Hensher conduce il lettore in un mondo affascinante quanto terribile raccontato frugando nell'animo umano. Non importa che tutto sia vero, piuttosto che l'Afghanistan dell'Ottocento diventi uno specchio che riflette l'animo umano, il suo complesso intreccio di grandezza e di miseria.