Alla fine del 2025, e poi di nuovo nel gennaio 2026, circa 2.000 pescherecci cinesi si sono radunati nel Mar Cinese Orientale dando vita a formazioni compatte e coordinate che hanno attirato l’attenzione di analisti e governi regionali. Un’inchiesta pubblicata da Nikkei Asia, corredata da un video basato su dati AIS (Automatic Identification System) e immagini satellitari, mostra centinaia e centinaia di imbarcazioni disposte in lunghe linee parallele o a forma di “L”, estese per centinaia di chilometri. Queste singolari concentrazioni si sarebbero verificate in due distinti momenti, a cavallo tra dicembre e gennaio, in un’area prossima alla linea mediana tra Cina e Giappone, nei pressi delle rispettive zone economiche esclusive (EEZ). Le foto parlano di una vera e propria “muraglia galleggiante”: una presenza marittima imponente che va ben oltre la normale attività di pesca stagionale.
La strategia della Cina
Il dato che colpisce non riguarda solo il numero delle imbarcazioni, ma anche il livello di coordinamento. Le navi risultano infatti essere disposte con precisione geometrica, mantenendo distanze regolari e seguendo orientamenti coerenti, proprio come in un’esercitazione. Diversi osservatori ritengono non a caso che molti di questi pescherecci facciano parte della cosiddetta “milizia marittima” cinese, una componente paramilitare composta formalmente da civili ma integrata nella strategia di sicurezza nazionale di Pechino.
In un simile contesto, la pesca rappresenterebbe solo una scusa. Il motivo è semplice: queste flotte possono teoricamente essere mobilitate rapidamente per operazioni di sorveglianza, presenza dissuasiva o blocco navale. Il Mar Cinese Orientale, tra l'altro, è da anni teatro di tensioni, non solo tra Cina e Giappone ma anche in relazione alla più ampia questione di Taiwan. Le formazioni osservate da Nikkei sono state così interpretate da alcuni esperti come una prova generale di capacità di interdizione marittima, potenzialmente utile in uno scenario di crisi nello Stretto di Taiwan o lungo le rotte che collegano l’isola al resto del mondo.
- In late December 2025, approximately 2,000 Chinese fishing vessels formed massive, highly coordinated linear formations in the East China Sea.
— The Informant (@theinformant_x) February 17, 2026
These boats—many believed to include members of China's maritime militia—assembled into long parallel lines or inverted… pic.twitter.com/NhSINQVuDx
Alta tensione tra Tokyo e Pechino
Negli ultimi anni la Cina ha intensificato le attività della propria guardia costiera e delle forze navali nelle acque contese, mentre il Giappone, dal canto suo, ha rafforzato la sorveglianza e la cooperazione con gli Stati Uniti. L’assembramento di migliaia di pescherecci in un’area sensibile rappresenta quindi una forma di pressione “ibrida”: formalmente si tratta di imbarcazioni civili impegnate in attività economiche, ma la loro massa e la loro organizzazione producono un effetto strategico concreto.
Una linea compatta di navi può ostacolare il traffico commerciale, complicare le operazioni militari e creare situazioni di fatto difficili da gestire senza escalation. Inoltre, la presenza simultanea di unità della guardia costiera cinese nella stessa area, segnalata in più occasioni, suggerisce una stretta interazione tra attori civili e statali.
In ogni caso, restano interrogativi sulle reali intenzioni di Pechino.
Si è trattato di una semplice concentrazione di pesca in un periodo favorevole, oppure di un’esercitazione deliberata per testare la capacità di schierare rapidamente una “flotta civile” a supporto di obiettivi strategici?