Mentre l’attenzione degli Stati Uniti torna a rivolgersi verso il Medio Oriente, la minaccia di Pechino nei confronti di Washington sale di livello. L’ultimo allarme per il crescente potenziamento militare cinese è stato espresso da alti comandanti navali americani che, lunedì scorso, in una seduta al Congresso hanno affermato come la Repubblica Popolare stia costruendo nuovi sottomarini dotati di una potenza di fuoco in grado di colpire una parte più ampia del territorio continentale statunitense senza allontanarsi troppo dalle proprie coste.
A riferire la testimonianza dei militari Usa a Capitol Hill è il Wall Street Journal che evidenzia che i progressi raggiunti dalla Cina nel campo dei sottomarini, in particolare nel dispiegamento di sommergibili dotati di missili balistici a lungo raggio e più precisi, consentiranno al Paese del dragone di affermare i propri interessi in uno spazio ancora più esteso.
Le capacità militari sottomarine del gigante asiatico “rappresentano una seria sfida”, ha dichiarato il vice ammiraglio Richard Seif, comandante delle forze sottomarine statunitensi, riferendosi anche alla produzione di unità sommergibili dotate di “tecnologie avanzate che sfidano il predominio di lunga data” detenuto in tale campo da Washington.
Sulla stessa linea le dichiarazioni rilasciate dal capo dell’intelligence navale Usa, il contrammiraglio Mike Brookes secondo cui le forze sottomarine cinesi “potrebbero sfidare in modo credibile il predominio marittimo regionale degli Stati Uniti” entro il 2040 complicando la risposta alle crisi, la proiezione di potenza e la difesa alleata. Entro tale data Pechino potrebbe estendere il dispiegamento di sommergibili oltre le sue coste e in aree quali l’Oceano Indiano, l’Oceano Atlantico e l’Artico. Brookes ha poi spiegato che il Paese erede del Celeste impero ha “aumentato drasticamente la sua capacità produttiva nazionale di sottomarini” e ha confermato che potrà operare più vicino alle proprie coste pur continuando “a mettere a rischio” il territorio americano.
A destare preoccupazione sarebbe il Type 096, uno dei sommergibili cinesi di nuova generazione che dovrebbe trasportare missili balistici in grado di prendere di mira vaste porzioni degli Stati Uniti “rafforzando fondamentalmente la credibilità della deterrenza strategica” esercitata da Pechino. Stando alle informazioni comunicate a Capitol Hill la forza sottomarina della Cina dovrebbe passare dalle attuali 60 unità alle 80 unità, la metà delle quali a propulsione nucleare, entro il 2035.
Il potenziamento navale in corso è parte centrale del piano di modernizzazione delle forze armate voluto dal presidente Xi Jinping e non può non essere inquadrato nel contesto delle rivendicazioni cinesi nei confronti di Taiwan. Sebbene in termini numerici la Cina vanti la marina militare più grande del mondo, gli addetti ai lavori affermano che la marina di Pechino non ha ancora raggiunto quella americana come forza oceanica in grado di proiettare la propria potenza.
D’altro canto,Washington arranca nella costruzione di nuovi sottomarini e non può più contare su una formidabile cantieristica nazionale. Le “distrazioni” in Medio Oriente e in Europa non aiutano a recuperare il terreno perduto.