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Dopo il cessate il fuoco un'impennata di esecuzioni in Iran

Più di 250 persone sono state arrestate in un solo giorno, e si è registrata un’impennata delle esecuzioni. Le accuse mosse sono svariate

Dopo il cessate il fuoco un'impennata di esecuzioni in Iran
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Il regime iraniano ha scatenato un'ondata di repressione impressionante dopo il cessate il fuoco con gli Stati Uniti e Israele. Più di 250 persone sono state arrestate in un solo giorno, e si è registrata un’impennata delle esecuzioni. Le accuse mosse sono svariate. I reati più comuni sono "spionaggio", “promotore di divisioni interne”, ”invio di immagini di siti di attacchi missilistici". Nel frattempo, le esecuzioni di membri dell'opposizione e di manifestanti continuano senza sosta. In Iran, l'uso della pena capitale si è intensificato proprio nelle ultime settimane. Diverse ong sono allarmate dall'aumento delle condanne a morte, il numero più alto dal 1989, e accusano le autorità di utilizzarla come strumento di intimidazione interna. Almeno 1.639 persone sono state giustiziate in Iran nel 2025. L'attuale ondata di repressione era in atto già mesi prima delle proteste di gennaio, ma ha subito una significativa escalation in seguito alla tregua. Diverse organizzazioni per i diritti umani che monitorano la situazione nel Paese hanno messo in guardia dal crescente rischio di ulteriori esecuzioni: centinaia di manifestanti rischiano la pena di morte, almeno trenta sono già stati condannati.

Difensori dei diritti umani hanno denunciato più volte la diffusione pubblica di registrazioni in cui l’imputato confesserebbe il reato commesso, ritenendolo una flagrante violazione del diritto a un giusto processo. Organizzazioni come Amnesty International le hanno definite "confessioni estorte”. Tanti sono i casi di questo tipo accaduti. Ad esempio “una spia al servizio di Israele”, identificata come Omid A., nella provincia di Ilam, nell'Iran occidentale è stata messa in prigione, così come sono stati arrestati "16 mercenari e collaboratori del nemico criminale in cinque province del Paese”. Il 22 aprile, il regime ha annunciato l'esecuzione di Mehdi Farid per "collaborazione con il Mossad”, il servizio segreto israeliano. Il 18 marzo è stato condannato a morte il cittadino iraniano-svedese Kourosh Keyvani, accusato anche lui di "spionaggio". Tre manifestanti delle proteste di gennaio sono stati giustiziati pubblicamente nella città di Qom, centro dello sciismo in Iran, con accuse legate alla sicurezza nazionale. Il 30 e il 31 marzo, quattro persone sono state giustiziate perché avevano connessioni con i Mujaheddin del Popolo, un gruppo che le autorità iraniane considerano un'organizzazione terroristica, partito politico tra i più attivi nell'opposizione al regime teocratico. Il suo obiettivo è rovesciare la Repubblica Islamica dell'Iran e governare il Paese. Secondo Iran Human Rights, diverse esecuzioni legate alle proteste sono avvenute con processi sommari.

Mai Sato, relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Iran, ha espresso nelle ultime settimane la sua profonda preoccupazione per il continuo aumento di arresti ed esecuzioni. Ha esortato a puntare i riflettori sull'imparzialità dei processi giudiziari e sull'effettivo accesso degli imputati a un'adeguata rappresentanza legale in Iran. E’ certo che la pena di morte viene considerata dal regime di Teheran come uno strumento di minaccia interna, soprattutto ora che la Repubblica islamica è attraversata da forti tensioni legate alla guerra, alla crisi economica e all'instabilità politica.

Il 13 aprile, un rapporto pubblicato da Amnesty International, indica l'Iran come il Paese con il più alto tasso di esecuzioni al mondo in rapporto alla popolazione e, dopo la Cina, i cui dati rimangono in gran parte non trasparenti, il Paese con il maggior numero di esecuzioni in assoluto.

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