Una nave da ricerca lunga 85 metri, in grado di effettuare operazioni a migliaia di metri sotto il livello del mare e dotata di una tecnologia capace di tagliare strutture sottomarine in condizioni estreme. La Cina ha appena testato un’imbarcazione che potrebbe risultare efficace sia in ambito civile che in quello militare.
La nuova nave tagliacavi della Cina
Il South China Morning Post ha spiegato nel dettaglio che la nave da ricerca Haiyang Dizhi 2 ha completato la sua prima missione scientifica del 2026 testando con successo un dispositivo in grado di tagliare cavi e strutture sottomarine a una profondità di circa 3.500 metri.
Il cuore del sistema è un attuatore elettro-idrostatico, una tecnologia avanzata che integra motore elettrico, sistema idraulico e unità di controllo in un unico dispositivo compatto, eliminando le tradizionali tubature esterne. Secondo quanto riportato dalla stampa ufficiale cinese, il test avrebbe colmato “l’ultimo miglio” tra sviluppo tecnologico e applicazione pratica, lasciando intendere che un impiego operativo potrebbe essere imminente.
Progettato per resistere a pressioni superiori ai 35 megapascal e alla corrosione degli abissi, il dispositivo consente operazioni precise anche in ambienti estremi. In ambito civile, potrebbe essere utilizzato per la costruzione e la manutenzione di oleodotti e gasdotti sottomarini. Tuttavia, la possibilità di recidere cavi sottomarini - infrastrutture fondamentali per le comunicazioni globali - apre scenari più delicati.
Un mezzo dual use
I cavi che corrono sui fondali oceanici trasportano la maggior parte del traffico dati mondiale, e la loro vulnerabilità è da tempo al centro delle preoccupazioni delle potenze occidentali.
Il progetto, in ogni caso, nasce dalla collaborazione con università e centri di ricerca, tra cui la Zhejiang University, che già nel 2023 aveva avviato programmi per lo sviluppo di attrezzature deep-sea avanzate.
Il rafforzamento delle capacità sottomarine rientai in una strategia più ampia di Pechino, che punta a ridurre la dipendenza da tecnologie straniere e a consolidare la propria presenza negli oceani. Negli ultimi anni, la Cina ha già fatto progressi significativi: dai sistemi di taglio per tubature a 2.000 metri fino a strumenti in grado di operare oltre i 3.500 metri, con tempi di intervento drasticamente ridotti.
La Haiyang Dizhi 2, dopo una profonda modernizzazione, potrebbe presto rappresentare una piattaforma chiave per queste operazioni, con un’autonomia di 12.000 miglia nautiche e capacità di supporto a missioni complesse.