Un attacco con drone ha colpito la base di Ali Al Salem, in Kuwait, dove è presente anche il contingente italiano della Task Force Air impegnato nelle operazioni della coalizione internazionale in Medio Oriente. Il raid non ha provocato vittime tra i militari, ma ha distrutto un velivolo a pilotaggio remoto italiano considerato fondamentale per le attività operative.
A commentare l’accaduto è stato il capo di Stato Maggiore della Difesa, Luciano Portolano, che ha parlato di assetto “indispensabile” per le missioni italiane e ha assicurato che la situazione è costantemente monitorata insieme al ministro della Difesa Guido Crosetto.
Il raid contro la base di Ali Al Salem e la distruzione del drone italiano
L’attacco è avvenuto questa mattina all’interno della base aerea, installazione militare kuwaitiana che ospita anche mezzi e personale statunitense e italiano. Un drone ha colpito uno shelter dove era custodito un velivolo a pilotaggio remoto della Task Force Air italiana, che è stato completamente distrutto.
Al momento dell’impatto tutto il personale era già stato messo in sicurezza e non si registrano feriti tra i militari italiani. Nel messaggio diffuso questo pomeriggio, Portolano ha sottolineato che “Il velivolo a pilotaggio remoto distrutto costituiva un assetto indispensabile per lo svolgimento delle attività operative ed era rimasto schierato nella base al fine di garantire la continuità delle operazioni”. Il capo di Stato Maggiore ha inoltre spiegato di aver informato immediatamente il ministro Crosetto e di mantenere contatti costanti con il Comando operativo di vertice interforze (COVI) e con i contingenti all’estero.
Escalation regionale e basi occidentali nel mirino
Nelle ultime settimane la stessa base di Ali Al Salem era già stata bersagliata in precedenti attacchi, con danni a hangar e infrastrutture, mentre altri strike hanno colpito basi in Iraq e nel Golfo che ospitano forze della coalizione.
La presenza italiana in Kuwait rientra nella missione internazionale Operazione Prima Parthica, parte della coalizione anti-ISIS Operation Inherent Resolve, attiva dal 2014 sotto guida statunitense. Il contingente italiano svolge soprattutto attività di sorveglianza, ricognizione e raccolta di intelligence aerea a supporto delle operazioni della coalizione in Iraq e nell’area mediorientale. Gli assetti italiani, che includono velivoli, droni e personale specializzato nell’analisi delle immagini, vengono impiegati per monitorare il territorio, individuare minacce terroristiche e garantire supporto informativo, contribuendo alla superiorità informativa nelle operazioni contro gruppi jihadisti.
Oltre alla ricognizione, il contingente fornisce anche supporto logistico e operativo alla coalizione e ha partecipato negli anni alla difesa delle basi e dello spazio aereo dell’area, anche con sistemi antimissile. Il Kuwait rappresenta un hub strategico perché consente di operare fuori dalle zone di combattimento diretto ma in posizione utile per le missioni in Medio Oriente, motivo per cui gli assetti schierati nella base, compresi i velivoli a pilotaggio remoto, sono considerati essenziali per la continuità delle operazioni militari internazionali.
Difesa italiana in allerta: monitoraggio continuo dei contingenti all’estero
Dopo l’attacco, lo Stato Maggiore ha confermato che la sicurezza dei militari italiani resta la priorità e che le misure di protezione sono state rafforzate. Portolano ha spiegato che il dispositivo italiano era già stato alleggerito nei giorni scorsi proprio per ridurre i rischi legati all’evoluzione della crisi, mentre il personale rimasto continua a operare sotto stretto coordinamento con il comando interforze.
La Difesa mantiene un aggiornamento costante sulla situazione di tutti i contingenti schierati all’estero, con particolare attenzione al Medio Oriente, dove la crisi in corso sta aumentando la pressione sulle basi occidentali e sui Paesi coinvolti nelle operazioni militari.
Fonti militari
sottolineano che, nonostante la distruzione del drone, la capacità operativa della Task Force Air non è compromessa, ma l’episodio conferma l’elevato livello di rischio per le missioni italiane nella regione.